Piccoli bresciani in colonia

Il fotografo Negri è uomo esperto e sa documentare da par suo, anche quando si tratta di una commessa da privati o da enti, le ragioni del proprio scatto. Occorre racchiudere in una sola immagine ampie strutture, rendere leggibili scritte e insegne, tenere immobili scalmanati bambini e compunti adulti, mettere di lato ma ben visibili bandiere o simboli del moderno, come le automobili.

Il risultato è, per esempio, questa bella immagine della colonia permanente “Principe di Piemonte” nelle giornate inaugurali del 1922. Vi è annesso il ‘Pensionato Famigliare Femminile all’Aprica’ della Croce Rossa Italiana, gestita dal Comitato di Brescia, inaugurata il giorno 15 settembre 1922 quale colonia permanente con 63 bambini, sotto la guida del dottor William Zanini; la colonia-collegio sarà poi trasferita a Salò nella Villa Bellini, capace di 100 letti e poi trasformata più recentemente in orfanatrofio.

Vere e proprie iniziali colonie furono le Stazioni alpine, promosse dal 1884 in poi e sorte a Collio, a Bagolino e a Camaldoli di Gussago. Le montagne bresciane ospitano numerose colonie alpine, gestite da aziende, parrocchie o direttamente dal partito fascista e suoi enti collegati. Sono luoghi di ripetute vacanze estive per migliaia di bambini: negli anni Trenta le colonie bresciane sono complessivamente 110.

Ma non sono solamente luoghi di vacanza. In realtà la villeggiatura estiva in salubri località era resa necessaria dalle precarie condizioni di salute dell’infanzia.

Nel campo dell’assistenza ai minori – con l’obiettivo di contrastare l’elevata mortalità infantile grazie a soggiorni nelle colonie – già nel 1872 la Congregazione di carità cittadina istituisce la ‘Pia opera del baliatico’, che eroga sussidi alle madri nutrici e per quelle costrette a ricorrere alle balie o per mandare fuori famiglia e fuori città i figli malati. Dal 1905 opera la Cassa d’assistenza ‘Pro maternitate’ per l’elargizione di aiuti finanziari.

Nel dopoguerra è attiva la ‘Federazione provinciale delle opere infantili antitubercolari’ (1920) e dopo pochi anni sono aperte le colonie elioterapiche in Castello (1922), Mompiano (1925) e quindi di Stocchetta e Urago Mella, così come altre sono gestite lungo il fiume Oglio o nelle campagne della Bassa bresciana o in valle Camonica.

Fra le opere di carattere assistenziale si segnala la realizzazione della ‘Casa della madre e del fanciullo’ dell’Onmi – Opera nazionale maternità infanzia -, fiore all’occhiello degli sforzi del welfare di regime. Essa sorge nei pressi del quartiere Campo Fiera, inaugurata nell’anno 1937 e consiglia l’invio nelle colonie montane, marine o fluviali, di centinaia di gracili ragazzini.

Una colonia permanente per una sessantina di bambine gracili ed intitolata al Principe di Napoli è aperta il 17 gennaio 1938 nell’ex villa Zanardelli di Fasano. Nello stesso anno le colonie erano 110 di cui 84 elioterapiche, 8 fluviali e lacuali, 7 marine, 8 montane, 3 termali.

A mandare in vacanza i bambini bresciani sono soprattutto le colonie marine o montane dei Dopolavoro aziendali delle imprese più importanti, dalla Metallurgica Tempini alla Togni, alle “mitiche” colonie organizzate dalla Om. La Breda sin dagli anni Trenta gestisce per i figli dei propri dipendenti una colonia marina a Celle Ligure.

Nota è pure la Colonia montana ‘Benito Mussolini’ eretta in località Valledrane di Treviso Bresciano recuperando le casematte di servizio al vicino forte militare costruito nel 1912: la colonia offre 130 posti letto ed è aperta ufficialmente da Augusto Turati nel luglio del 1926.

Durante l’ultimo mezzo secolo le colonie hanno continuato a funzionare. Sono le proposte che parrocchie in primis – ma non solo – rivolgono ai più piccoli, per consentire qualche giorno di svago e di aria diversa da quella di città. E sono circa 200 le parrocchie che in questo XXI secolo promuovono soggiorni estivi per i più piccoli, per i tre quarti in montagna e per un quarto al mare.

E sono una cinquantina, sparse un po’ per tutte la provincia, le strutture censite nell’elenco delle case-vacanza pubblicato dal sito degli oratori bresciani.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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