Tutti al circo

Gran Circo Olimpico in Piazza Vecchia a Brescia: equestre compagnia diretta dal maestro Carlo Ferroni, con l’arabo Mocchammed Ben Cluissin Mustafà ed il primo Grottesco a Cavallo e celebre danzatore sulla corda tesa”.

Così un volantino dei primi anni dell’Ottocento annunciava uno dei tanti spettacoli che circensi, teatranti, burattinai e saltimbanchi tenevano nelle strade e nelle piazze della città.

Solleticando la memoria storica, si ritrovano immutate nel circo e nelle fiere le atmosfere del teatro di strada, delle lanterne magiche sparse qua e là nei Luna-park e dei palcoscenici ambulanti che animavano i vicoli di un tempo dove bastava davvero poco per sognare ad occhi aperti.

Mestieri che non si inventavano, ma si tramandavano e si tramandano ancora oggi di generazione in generazione nelle famiglie il cui nome è segnale di garanzia – da Barnum a Togni -, con immensi sacrifici e con straordinaria passione, in un continuo vagabondare in luoghi diversi: ad ammirarli stuoli di bambini e giovani, che sotto quei tendoni incantati restavamo travolti dallo stupore: la smorfia di un clown, la scioltezza di un giocoliere o l’audacia di un trapezista bastavano a far respirare l’aria di un altro mondo, alternativo e caleidoscopico.

L’immagine dello studio Negri propone allo stupore di uno sciame di ragazzi incuriositi il passaggio per le vie del centro di Brescia di un possente elefante guidato da un serissimo domatore, agli inizi del Novecento. Un vero e proprio pachiderma che l’obiettivo del fotografo, nonostante l’immaginabile lentezza del passo, coglie nella sua dinamicità.

Spettacoli forse oggi non più immaginabili, come quella “Esposizione galleria zoologica con grande famiglia di coccodrilli vivi” tenutasi “sulla Piazza del Broletto di Brescia” nel 1862, con l’intervento del celebre domatore bresciano Benedetto Advinent a mostrare agli increduli cittadini – così la pubblicità del tempo – “quelli esemplari di cui tutti i giornali di Francia hanno parlato”.

Gli spettatori non mancavano mai e la fotografia testimonia di una curiosità mai venuta meno: circhi e spettacoli si alternavano ala tradizionale fiera, che gli Statuti della città del 1252 già ricordano nelle edizioni della Fiera del Brolo e del Castello, oltre a quella che si teneva a Ponte Mella, fra il 25 luglio ed il 15 agosto.

Quest’ultima si trasferirà in Campo Fiera, con un decreto della Serenissima Repubblica Veneta che ne fissava la data di svolgimento fra il 6 ed il 18 agosto di ogni anno. I mercanti dovevano affittare gli appositi “casotti” e parteciparvi con le loro “botteghe ben fornite”: già nel 1612 il luogo veniva adornato da “due copiosissime fontane e due porte di sasso piramidale”.

Nell’Ottocento si ricordano il circo con la “donna pantera e quella colosso”, “i cavalli fenomeni”, con la città a spostare in quelle settimane il proprio baricentro ludico fuori le vecchie mura. E nei primi anni del Novecento i giornali parlano di tram presi d’assalto dalla folla, pronta a gustarsi “il grande cinematografo all’aperto Kullman, il serraglio delle bestie di Nouma Hawa ed una bellissima giostra di automobili”.

Nel 1906 – già lo abbiamo incontrato in questo blog – è la volta dell’apparato scenico del circo di Buffalo Bill: 500 persone, 800 cavalli e bufali, tende e pellirossa a far da contorno per uno spettacolo che resta a lungo nella memoria dei bresciani che in 12.000 accorrono festanti.

Spazi e vie trasformate in paese dei balocchi, fra sogni ad occhi aperti e colorati tendoni, “la cui disposizione, la sera, piace assai”. Vi compare pure un primo Luna Park, con quelle montagne russe che, nel 1908, vengono descritte “lunghe 150 metri con ondulazioni più o meno alte, percorse da un carosello andata e ritorno, lasciando un po’ di brivido”.

Il circo mantiene ancora oggi inalterato un ulteriore charme: quello dell’affascinante, duro mistero dei loro lavoranti.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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