L’anesone triduo e il liberty

L’immagine del fotografo Negri testimonia di una perfetta adesione del commercio ai gusti del proprio tempo. Lo stand della distilleria Giovanni Rossi di Orzinuovi, aperto presso la “Galleria delle sostanze alimentari” durante l’Esposizione cittadina del 1904 è un tripudio di curve e fregi liberty, contrasti di linee e tondi, di pieni e vuoti, scenografie di allineate bottiglie e fondale dipinto di leggiadre fanciulle, richiamo dell’antico che non dimentica la lampada elettrica ai due lati.

La “Gio. Rossi di Orzinuovi” è da tempo nota nel panorama lombardo per un liquore del tutto particolare. Si tratta dell’anesone triduo, un liquore storico del territorio bresciano, preparato da una sapiente miscela di erbe aromatiche e dal gusto d’anice. La ditta orceana era succeduta alla Reboldi di Orzinuovi, fondata da colui che ne l’inventore nel 1834. L’Anesone triduo di Orzinuovi era spedito con successo in Africa, America ed Oceania, e aveva già conquistato medaglie d’oro alle rassegne di Verona nel 1868, Milano e Roma nel 1881 e a Torino nel 1884.

Ma la ditta Rossi non è l’unica a produrre e commercializzare questa specialità. Importante è soprattutto la distilleria Mancabelli, aperta in città dal tirolese Giuseppe Mancabelli nel 1830 e continuata dal figlio Eugenio (1842-1892) e dal nipote Luigi, nota appunto per il suo “Anesone triduo”, largamente reclamizzato sulle riviste non solo bresciane e in grado di guadagnare riconoscimenti alle Esposizioni di Brescia del 1889, Genova 1892 e Torino 1898. La ditta viene quindi assorbita dalla fabbrica di liquori “Galli & Coppi”, che ne continua la tradizione.

Del resto le distillerie a Brescia non mancano. Nel 1859 lo storico Carlo Cocchetti ricordava come “la distillazione dell’acquavite dalle vinacce era comune a tutta la regione vinifera. Pel raffinamento dell’acquavite e per la preparazione dei liquori esistono in provincia dodici fabbriche”.
Frattanto un’inchiesta del 1890 segnala, per il bresciano, la presenza di 14 distillerie di liquori, occupanti 36 addetti, anche se in migliaia di casolari e cascine sono presenti alambicchi per liquori destinati all’autoconsumo (da degustare in barba a tassazioni e contrabbandi).

Un primo approccio maggiormente organizzato viene dato dalle distillerie cooperative. Nell’anno 1896 nascono contemporaneamente quelle di Cellatica, Franciacorta e Valle Camonica, cui segue la Distilleria della Valtenesi con sede a Volciano, nata nel 1906 e chiusa due anni dopo.

Si segnala pure la ditta Mazzoleni De’ Stefani che nell’anno 1910 fabbrica un liquore denominato “Ferrol Mazzoleni”, pronto a far concorrenza al Ferro-china creato dal bresciano Felice Bisleri, con bottiglie che raggiungono fra le due guerre le Colonie africane e, naturalmente, gli italiani in Argentina, seguite dal campionario di “Crema marsala Polisseni”, “Acqua di tutto cedro” (in un anno se ne vendono oltre centomila litri) e, ancora, il sempre gradito “Anesone triduo”. In via Sostegno rinasce pure la Ferrol – fondata nel 1921, legale rappresentante Antonio Verzura – che ottiene la licenza Utif n. 1: produce sciroppi, amari, brandy, l’amarena e il vermut Americano, reclamizzato dall’aquila che artiglia uno scudo a stelle e strisce.

Sul Garda bresciano si segnalano altre distillerie e produttrici di liquori. Il censimento 1890 restituisce la fotografia di una Riviera ove operano sei laboratori per la “fabbricazione di acqua di cedro”, che nell’anno 1897 si sono già ridotti di numero (nonostante le innovazioni di prodotto, con la fabbricazione di acqua di cedro chinata e sidercedro al ferro, bevande debitamente brevettate): essi sono condotti a fine secolo dalle “Farmacia Tassoni”, “Farmacia Bonari”, da Stefano Bersatti e Michele Girardi.

Nasceranno quindi altre distillerie. Sul lago si produce la Crema Marsala della distilleria di Umberto Coen, mentre il curassau della ditta Landi di Salò può competere con quello d’Olanda. Crescono la “Distilleria Benacense”, la ditta Whurer e Rossati, che nel settembre del 1910 si dota di una marca composta da una donna simbolo d’Italia avente sullo sfondo il Garda. Ditte che producono e commercializzano bevande spiritose a base di cedro col nome di “Supercedro”, “Cedrol”, l’italianissimo “Gran Cedro d’Italia” o il più pretenzioso “Cedroz High Life”.
Eppure, nonostante questa vivacità, annotava amaramente il cronista in visita all’Esposizione del 1904, le distillerie – citiamo testualmente – “presentarono meschinissimi assaggi nella mostra delle bevande spiritose”.

Questo articolo è tratta dal Libro:

“EXPO 1904 – Brescia tra modernità e tradizione”

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Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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