La Regia Stazione… per pesci

L’immagine, scattata nel primo decennio del Novecento, documenta la presenza dei laghetti artificiali e la verde scarpata in via di sistemazione della Regia Stazione di Piscicoltura, creata – dopo anni di attesa – con decreto reale del 1886.

Per restare alla fotografia, si notano, da sinistra verso destra, la mole della chiesa di S. Afra, più in basso parte delle severe architetture neoclassiche del Mercato dei Grani, progettato dagli ingegneri Angelo Vita e Giuseppe Antolini e terminato nel 1823 nell’area già appartenente all’ortaglia dell’ex monastero di Sant’Eufemia entro le mura. Sulla destra, infine, in quella che oggi è via Lechi, il curioso scorcio dei binari della stazione tramviaria della linea Brescia – Montichiari (poi Brescia – Mantova).

I lavori per l’edificazione della Regia Stazione vennero avviati nel 1887 e la sede fu inaugurata l’8 febbraio 1892 sull’area di Canton Mombello, accanto all’area del futuro carcere, costruito nel 1914. La Stazione di Pescicoltura, con annessa scuola di ittiologia e quindi trasformata nel 1921 in Stabilimento Ittiogenico, verrà chiusa nel 1985.

L’attività della Stazione di Piscicoltura diviene importante nella prima metà del Novecento per il mestiere dei pescatori bresciani, dove vigono una cultura omogenea costruita sulle attività tradizionali della pesca e del commercio.

In bilico fra quotidiana passione e dura professione, la pesca non registra come noto significativi picchi produttivi nell’economia locale. Mentre l’esteso Garda segnala nella parte bresciana attenzioni ridotte – qui si pescano soprattutto alborelle e lucci – è il lago di Iseo a vantare maggiore pescosità. Alla metà degli anni Cinquanta nel Sebino si traggono oltre 2.600 quintali di pesce (alborelle, trote e salmerini), dal Garda “solo” 1.700 quintali, e 550 dall’Idro.

Dieci anni dopo il Sebino rimane costante, pur restando la capitale italiana per la produzione di reti da pesca, mentre “esplode” il Garda – col crescere soprattutto di prelibati carpioni e ricercati coregoni – che supera gli altri laghi, con 2.700 quintali pescati.

La Stazione di Piscicoltura ha permesso, nel corso dei decenni, di mantenere elevata l’attenzione sul popolamento ittico dei laghi e dei fiumi bresciani, non di rado conducendo analisi e ricerche volte al miglioramento della stessa professionalità dei pescatori bresciani. Una professione, quest’ultima che nel corso del Novecento ha conosciuto un drastico ridimensionamento.

Nel 1887 gli uomini impegnati nella pesca solamente sul lago di Garda erano 381 e disponevano di 518 barche, segno di una professione sviluppata, ma che verrà presto investita da una profonda crisi. I pescatori di professione passano complessivamente da 650 circa nel corso degli anni Cinquanta del Novecento al mezzo migliaio del decennio successivo.

Nello stesso lasso di tempo i pescatori bresciani passano da 8.000 a 23.000 del decennio seguente, segno di una pesca divenuta sport per tutti e svago sempre ricco di prede. Nel 2001 sul lago di Garda i pescatori erano 51, e nel 2012 sono 48 i pescatori del Garda bresciano (fonte dati: Ufficio Pesca Provincia di Brescia) e solo cinque di loro hanno meno di 40 anni, indice di difficili ricambi generazionali.

Ora alla stazione si è sostituito in Parco dell’Acqua, gioia e delizia per famiglie studenti per continuare a conoscere la preziosità dell’acqua e dei pesci.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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