La Maddalena, la montagna di casa

Il centro di Brescia visto dall’attuale via F.lli Folonari, con, a sinistra, la sede dell’antica casa vinicola. A sovrastare la città la mole del monte Maddalena e dei ronchi coltivati.

Il monte Denno, questa l’antica denominazione del Monte Maddalena, che prese questo nome nella tradizione toponomastica bresciana dalla presenza di una Chiesa e di un eremo posti sulla cima e dedicati a santa Maria Maddalena, fu di proprietà vescovile almeno sin dal X secolo. Sul monte, per restare all’ambito religioso, intorno al Duecento si installò un priorato agostiniano, detto anche degli eremiti, che realizzarono, accanto alla citata chiesa, anche il luogo sacro della Trinità sopra Botticino: nell’anno 1488 gli eremitani cederanno la proprietà della chiesa ai benedettini di san Faustino in città, mentre il piccolo monastero viene sostituito da un luogo di preghiera e di riposo per i canonici lateranensi di S. Afra.

Più in basso, nel maggio del 1469 veniva posta la prima pietra della Chiesa di San Gottardo, volta dai frati Serviti di S. Alessandro ed utilizzata come luogo di riposo nel periodo estivo.

L’uso civico medievale del monte prevedeva la possibilità per i cittadini di esercitare il taglio della legna (il cosiddetto legnatico), di far pascolare le bestie, di raccogliere gli strami per le stalle, di roncare, ovvero coltivare a vigna o frutteto qualche appezzamento dissodato e terrazzato. Nel volgere di alcuni secoli si registra una certa distinzione fra le varie zone della montagna. I ronchi divengono proprietà private, soprattutto a beneficio dei signorotti e dei servitori in origine dipendenti dalla mensa Vescovile o dei monasteri bresciani, proprietà punteggiate da alcune cascine, nell’uso prettamente agricolo dei luoghi; la montagna più alta, divenuta di proprietà comunale, viene ben presto segnata dall’esattezza dei confini, stabiliti dal Liber Potheris cittadino nei confronti delle pretese di altre comunità, Botticino e Nave in particolare.

A partire dall’Ottocento le attenzioni alla Maddalena si aprono a nuovi percorsi.
Inizia la pratica delle prime scampagnate sulle pendici del monte. Così viene descritta un agita sul monte nell’anno 1836: “Il sentiero per cui si va alla Maddalena corre sul fianco del monte ed apresi fra selve di castagni e querce che lo rendono sommamente aggradevole. Se alquanto disastrosa è l’ascesa, si è però bastantemente compensati dall’allegria che mettono le selvose sue spalle rivolte a settentrione, le sue pendici sparse, le amplissime fiorite praterie che si dispiegano dal loro colmo, i dirupi ed i precipizi che in qualche sua parte si manifestano”.

Compaiono presto pure i primi licinsì, dai nomi anche abbastanza curiosi, alcuni rimasti ancora oggi a rammemorare quel costume. Si segnalavano infatti in Maddalena il Gasusì, la Casina dei Fiori, la Margherita, il Ciuchì. Si inizia quindi una frequentazione della Maddalena non dettata solamente da necessità di pascolo o di taglio della legna. Si sale per divertimento, ma la montagna viene vista pure come scenario e traguardo di sfide sportive.

La sfida sportiva prende avvio nel lontano 6 maggio 1894, quando ebbe luogo la prima cronoscalata da parte di un avventuroso, Giuseppe Benedetti, che i giornali del tempo definiscono “biciclista”, il quale con la propria “macchina” (ovvero una bicicletta appositamente costruita per la scalata) partito alle ore 6,30 da Porta Venezia raggiungeva la vetta alle ore 12,30, pedalando per 4 ore –ricordiamo che ancora non esisteva la strada attuale, ma solamente una serie di sentieri e carrarecce- rispetto alle 10 previste dalla tabella di marcia.

E’ l’avvio di imprese sportive sempre più apprezzate, sino alla consacrazione dell’arrivo della tappa del Giro d’Italia del 1966, tappa vinta per la cronaca dallo scalatore spagnolo Jimenez. Intanto, fra le due guerre, la pratica sportiva trova in Maddalena scenari apprezzati: da ricordare, per esempio, le attività del Cai cittadino, che qui inaugura il proprio nuovo gagliardetto il 15 maggio 1927 o, nel 1933 l’effettuazione del primo Giro della Maddalena di marcia di regolarità a pattuglie, in anni in cui si provvede ad importanti opere di rimboschimento e sistemazione forestale.
Nel 1897 Edoardo Fornoni, un ricco commerciante cittadino noto alle cronache anche col nome di Re del Siam per via della sua ricca attività di export, proponeva la costruzione di una cremagliera che dalla città conducesse sino alla vetta. Un’idea tramutata dallo stesso Fornoni nel 1909 in funicolare, giungente sino alle Cavrelle: l’idea piace alla città, che si mobilità con la costituzione di un apposito comitato per realizzare la funicolare denominata Maddalena Kulm lunga 2800 metri, superante un dislivello di circa 650 metri. L’idea esce ciclicamente dai cassetti ancora nel 1923 e nel 1927 per ritornarvi immediatamente, ma ad essa si sostituirà intanto la costruzione di una strada che da Muratello di Nave sale ala cima, conclusa nel 1930. La nuova funivia verrà aperta al pubblico solamente nell’agosto del 1955.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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