Piscina municipale o luogo d’igiene?

L’immagine è forse in parte nota. Il presente ha rivoluzionato questa zona urbana, ospitante oggi un’autorimessa multipiano sotterranea e una stazione della nuovissima metropolitana. Il nome, quello sì, è rimasti identico: Fossa Bagni. E la fotografia spiega la ragione di questo toponimo.

Fra Otto e Novecento l’utilizzo dell’acqua si afferma nello spazio più privato ma pure nell’uso pubblico non legato al lavaggio, Una collocazione fra sfera intima e sociale, e la pulizia del corpo, consigliata o stabilita non dai libri di buone maniere ma dagli igienisti, non da voci più o meno autorevoli in fatto di costume, morale e bonton, ma da medici e scienziati. E’ l’inedito verbo, igiene, che occupa un posto del tutto nuovo rispetto al passato: la salute si mantiene attraverso una serie di accorgimenti e conoscenze legate al sapiente utilizzo dell’acqua, calda o fredda, da usare col sapone o la lisciva, in piscine, in vasca o in tinozza.

Così il 19 giugno 1882 si inaugura a Porta Trento il primo Stabilimento di Bagni Pubblici municipale: due grandi piscine alimentate dalle acque della roggia Celato, “una gratuita per i poveri”, come si scrisse qualche anno più tardi, “e l’altra per i paganti, con 70 camerini per spogliatoi e per docce. Un’istituzione eminentemente popolare che venne accolta dal pubblico con grande interesse, tanto più che in quell’epoca erano pochissime le case, anche di benestanti, fornite di bagno”.

La struttura, come si vede nella fotografia di Giovanni Negri, è ben studiata, quasi a simboleggiare una sorta di spiaggia e mare di casa nostra, sotto lo sguardo severo di un torrione del Castello. Come segnalerà nel corso degli anni il periodico della Società Bresciana d’Igiene, “La Vita”, i bagni pubblici, aperti durante il periodo estivo, risulteranno frequentatissimi e dopo qualche tempo altri due Bagni di cura saranno aperti a cura degli Spedali Civili in via Moretto, e per iniziativa di privati nell’attuale via Gramsci.

Igiene dunque, come scriveva il medico Bonizzardi nel 1884, “la pulizia è igiene, è morale, e dove essa alligna, alligna anco l’amore alla famiglia, ma dove c’è perpetuo lezzo, là l’uomo, dirò meglio in questo caso l’operajo vi sfugge … Sino a che la sentinella avanzata dell’olfatto ci avvertirà che nella grande maggioranza delle nostre case, specie nella stagione estiva, vi ha puzza di sterco, qui in uno alla miseria fisiologica della maggioranza de’ cittadini, tutte le malattie costituzionali e le infettive, il colera, il tifo, la dissenteria troveranno sempre opportunissimamente predisposto il terreno.”

Il determinismo positivista favorisce uno schematico ma efficace parallelismo fra condizioni materiali e morali, fra ordine sanitario ed assetto sociale, per cui tocca soprattutto alle pratiche igieniche promuovere la diffusione dei progressi materiali e della intera comunità. A Brescia escono diversi volumi sul tema: dal “Trattarello di igiene rurale” del dottor Vitaliano Galli, in oltre 400 pagine edite da Apollonio del 1882, all’opera del Bonizzardi stesso (“Delle condizioni fisiche della città di Brescia in rapporto alla sua salubrità e alle malattie d’infezione”, 1884), per giungere a “Igiene dell’infanzia e della giovinezza in rapporto all’istruzione” di Arnaldo Maraglio, edito a Brescia nel 1888 ed alle letture compiute presso l’Ateneo di Brescia da Arnaldo Gnaga nel 1895 su “Il ghiaccio artificiale e l’igiene” e nel 1897 su “Igiene solare ed elioterapia”.

Le piscine hanno una certa fortuna. Accanto ad esse sorge una pista di pattinaggio su ghiaccio, particolarmente in voga all’inizo del Novecento. Le vasche resteranno visibili sino agli anni Sessanta del Novecento. Del resto Brescia è nota per la sua abbondanza di acqua: una ricchezza rappresentata da ben 2.289 fontane pubbliche e private ancora ad inizio Novecento.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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