Dalle mura alla città

La gigantesca base del torrione deve aver affascinato il fotografo, consapevole certamente di essere alle prese con un mutamento epocale. La cuspide delle vecchie mura veneziane stava per essere cancellata per sempre questa parte della città nord-occidentale: reso invisibile il bastione e questa porzione detta da sempre “mura delle terraglie

Canton dell’Albera – il nome resiste sino ad oggi nella memoria urbana – giungeva sino a questa parte come ultimo tratto della via del Carmine, nota appunto sino a un secolo or sono come Contrada dell’Albera. Il nome pare derivare dalla primitiva presenza di piante di pioppo, che erano in età medievale come nel locale dialetto nominate con questo termine.

La vista appare oggi straordinaria per le mutazioni presto sopraggiunte. Del tutto assente è quella che sarà via Silvio Pellico (così denominata a partire dal 1917). Più avanti, sulla via (all’epoca della sua apertura semplicemente “Strada pubblica dei bastioni”), oggi ombreggiata, si apriranno le belle ville costruite a partire dal 1912 sul terrapieno delle abbattute mura, ceduto dal Comune nel quadro della urbanizzazione fra il corso d’acqua e la sottostante via Porta Pile. La zona è intrisa di luoghi utilizzati a fini militari, forse nella memoria di quando, da qui, il 17 marzo 1426 si dice in molti fecero irruzione e “rivoluzione per togliere Brescia al dominio dei Visconti per darla ai veneziani”.

Sono soprattutto gli austriaci, durante le stagioni del Regno Lombardo Veneto e col comando dell’Imperial Regio Comando Militare, a fare di Brescia una città di caserme. Alla metà dell’Ottocento se ne contano almeno 17. Il regio esercito post unitario sostituisce con proprie truppe gli austriaci, e già nel 1863 crea il grande spiazzo per ospitare un campo di esercitazioni per la cavalleria, “Campo Marte”, voluto a nord di canto dell’Albera su estesa area appartenente al Comune di San Bartolomeo, per sostituire il più ristretto campo militare posto fra via Vantini e un tratto scomparso di via Rose. La nuova collocazione era prossima alla “nuova” caserma dei cavalleggeri, sorta accanto alla vecchia sede militare di San Gerolamo (costruita nel 1838 su progetto dell’arch. Luigi Donegani), con la chiusura degli sbocchi di via Grazie e via Fratelli Bandiera. Questa parte della città assunse le sembianze di un denso concentrato di strutture militari e di casermaggio: le caserme sorgevano fra via del Carmine, via Grazie, via Lupi di Toscana e l’attuale via Brigata Meccanizzata Brescia.

La caserma di san Gerolamo, ingrandita con le due nuove ali di via Grazie e via Lupi di Toscana, verrà completata con una nuova ala, a chiudere il lato meridionale, fra il 1881 e il 1883. L’ampliamento era dovuto alla decisione assunta dai comandi militari di eleggere Brescia a comando di divisione, vista di buon grado dall’Amministrazione municipale. Se nell’anno 1881 i militari di stanza in città erano ben 2.656 (su circa 43.00 abitanti), il positivo risvolto economico era pienamente colto. “Attirare un battaglione in più”, si discuteva in seno al Consiglio comunale, “avrebbe incrementato vantaggi dei quali in varie circostanze venne fatta dimostrazione”. Poco distante già fra il 1889 e il 1892, sull’altra sponda del Garza ma a pochi metri da dove è stata scattata questa fotografia, viene infine costruita la caserma Tartaglia, poi intitolata alla medaglia d’oro al V.M. sottotenente Flavio Ottaviani, per ospitare i reparti di artiglieria.

Con la demolizione degli spalti nord occidentali delle mura cittadine, fra il 1899 e il 1904, trova spazio una nuova caserma, costruita sulla via interna alle stese mura, detta “Spalto del quartierone del casermone”. La si vede all’estrema destra dell’immagine, dietro il grande spalto erboso. La caserma Alessandro Monti venne eretta intorno al 1905-1907, quindi ampliata nel 1912, dedicata successivamente al maggiore Giovanni Randaccio – eroe della Grande guerra appartenente al 78° Reggimento dei Lupi di Toscana – nei primi anni Venti e quindi, nel 1951 intitolata ai Lupi di Toscana.

Oltre che militare, questa è zona di acque. Quelle che vediamo in fotografia sono quelle del Garza. Con ordinanza del Governo Provvisorio Bresciano nell’anno 1797 si procede alla deviazione delle acque del Garza: da quella data, con la chiusura dei due passaggi fra le mura di Porta Pile, il torrente cessa di attraversare la città, dopo averlo fatto per secoli. Nel suo vecchio alveo abbandonato, dentro la città continueranno però a scorrere le acque del Bova e del Celato. Da allora la roggia scorre lungo le mura, come si vede nella fotografia.

Poco distante scorrono sotterranee anche le acque di un’altra roggia. Fra il 1525 ed il 1534 sulla riva destra dello stesso Garza, all’incrocio fra le attuali vie Trento e Ugo Foscolo si apre una nuova bocca di presa: il nuovo canale viene nominato Garzetta. Dopo aver incrociato e superato il Bova, il nuovo canale proseguiva al tempo sempre accanto alle mura settentrionali svoltando a sud nella zona detta Canton d’Albera. Da qui scendeva verso sud all’esterno della città: dopo aver attraversato via Milano fiancheggiava i campi ospitanti l’antica Fiera (Campo Fiera). Qualche decennio dopo la sua escavazione, dalla Garzetta viene derivato un breve canale – detto Fossetta – con l’intento di portare acqua nella fossa delle mura. La bocca è posta nei pressi dell’attuale via Volturno, in località detta “Ferradone dell’Albera”.

Un’ultima curiosità. Presso la Chiesa della Carità, recentemente restaurata e riaperta al pubblico si trova un affresco quattrocentesco, staccato nella metà del Seicento da un portico dell’abitazione di un certo Giovanni Moretti di Canton dell’Albera, con l’immagine ritenuta miracolosa della Madonna della Carità, appunto detta popolarmente Madonna dell’Albera.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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