Ai piedi del Castello

Il castello, il colle “armato” bresciano, in questa bella immagine dei primi anni di fine Ottocento, appare in tutto il proprio dispiegamento di muraglie e torri.
Il colle Cidneo ed il Castello. In basso la nuova strada di via Castello, con la caratteristica alberatura, realizzata nel 1878: in basso vigneti e broli, in attesa delle ville che verranno edificate a partire dal 1907.
Per le architetture militari, da sinistra, la cilindrica Torre Coltrina, la muraglia con le due finestrone ad illuminare la galleria, il Piccolo ed il Grande Miglio. Più sopra il Mastio Visconteo e la filiforme Torre Mirabella, mentre a destra si intravedono le merlature del torrione ospitante le prigioni.

“Convengono eziandio parecchi scrittori di cose patrie che forse da questo colle abbia avuto origine la nostra città”. Così si esprimeva in premessa al suo volume “Il Castello di Brescia illustrato con documenti inediti” edito nell’anno 1880, assegnando all’armato colle Cidneo il primato dell’origine, del primo insediamento della città che poi si aprirà ai suoi piedi.
Luogo fortificato sin dall’evo antico, il colle ed il suo Castello hanno sempre costituito uno dei simboli della città, nelle varie stagioni della storia così come nella sedimentazione dell’immaginario collettivo bresciano. Dalle mura del Castello, milanesi, veneziani, napoleonici, austriaci e soldati del regio esercito hanno accortamente vegliato o violentemente bombardato secondo necessità, e qui sono stati rinchiusi nelle segrete, liberati o fucilati nei cortili i martiri delle patrie battaglie, sono stati giustiziati o graziati i colpevoli e gli innocenti.

Da qui, gli austriaci agli ordini del generale Haynau misero a ferro e fuoco la città delle Dieci Giornate: “Castello di Brescia, 31 marzo 1849, ore 11 antimeridiane”, così sta scritto nel dispaccio imperiale che chiudeva l’eroica resistenza del popolo bresciano, “Notifico alla Congregazione municipale ch’io, alla testa delle mie truppe, mi trovo qui per intimare alla città di arrendersi tosto e senza condizione. Bresciani, voi mi conoscete, io mantengo la mia parola”.

Per secoli vi hanno trovato posto caserme, parchi d’artiglieria e casematte: una vera fortezza. Dopo che nel 1902 il Castello era stato dichiarato monumento nazionale e nel 1904 ne veniva formalizzata la cessione della proprietà da parte dell’Amministrazione militare al Comune, qui si sono tenute l’Esposizioni nazionale dello stesso anno 1904 e quella dedicata all’elettricità del 1909, qui è salito il primo tram elettrico della storia cittadina (era il giorno 8 maggio 1904), prima della Grande Guerra ha trovato sede lo zoo, sulle sue pendici è stato ricavato il capace serbatoio dell’acquedotto municipale, qui nel secondo dopoguerra si tengono feste all’aperto o raffinate, quanto discusse mostre d’arte contemporanea.
Incrocio di storie e violenze, quindi, come pure di avventure e sentimentali sguardi alla luna e alle tremolanti luci della città che anno dopo anni si è allargata ai suoi piedi. Una silente sentinella urbana passata di mano in mano a regnanti e governi, in realtà sentita radicalmente propria dalla cittadinanza.

Un intrico di mura, spalti, vene di buio e di luce che innervano il Castello ed il colle che già Catullo, nel suo celebre verso Brixia cydneae supposta speculae, amava raffigurare come il cuore amato ed armato di Brescia. A stagliarsi nel cielo sopra la città.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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