Dal privilegio al traffico: l’automobile del Novecento

L’immagine riprende una manifestazione in piazza della Loggia nella seconda metà degli anni Venti: sulla sinistra la selva di vetture con autisti, al centro il gruppo delle autorità controllate dalle discrete forze dell’ordine (sulla destra). Resistono, nella fila al centro, alcuni vetturini con le proprie carrozze trainate da cavalli. Si tratta, con ogni probabilità, delle vetture a disposizione dell’organizzazione della prima edizione della Milla Miglia: correva l’anno 1927.

L’automobile è al centro dei pensieri dei bresciani: se ne fa interprete Augusto Turati, segretario nazionale del Pnf, che così saluta l’avvio della gara: “La Mille Miglia non poteva nascere che da noi…Brescia non è per temperamento e per tradizione molto facile agli entusiasmi e alla passione travolgente. Il nostro carattere piuttosto rude e crudo, difficilmente si lascia andare a manifestazioni calorose…Ma anche Brescia ha le sue passioni. Una di queste è certo il “tifo del motore”.

Dopo gli anni ruggenti dei primi circuiti, l’automobile dilaga nelle vie della città.
Sono questi gli anni durante i quali la produzione nazionale esplode. Il traffico inizia a mietere anche a Brescia alcune vittime: i “morti accidentali sotto veicoli”, così rammentano le statistiche municipali, sono 11 nell’anno 1904, 5 e 6 nei due anni successivi, tornando al numero di 11 decessi nel 1907 e 8 nel 1908, rappresentando la quarantesima causa di morte dei cittadini bresciani in quel quinquennio.

Nei primi anni del Novecento numerosi sono i nomi che spiccano nelle produzioni di motori e di automobili, fornendo realistica pregnanza all’industria meccanica urbana: la Società Meccanica Bresciana, la Bianchi Camions Automobili (attiva solamente fra il 1906 e il 1909), la Brixia Zust e molti altri ancora. Partendo da un simile sistema produttivo non c’è da stupirsi del fatto che fu proprio Brescia a sviluppare una passione tale per le macchine tanto che la città, benché superasse in quegli anni di poco i 100 mila abitanti, fu subito riconosciuta centro dell’automobilismo italiano ed internazionale.

Nel 1927, anno di avvio della mitica gara della freccia rossa, le automobili bresciane sono 2.250, di cui solamente 17 oltre i 40 Hp, più 113 auto pubbliche, nonne delle odierne auto blu. La città cresce e così pure il numero di automobilisti.

In una giornata del 1938 entrano in città quotidianamente circa 5.400 vetture. L’automobile rimane, però, privilegio di pochi anche al termine del secondo conflitto mondiale: nel 1945, risultano immatricolate nel territorio bresciano solo 3.041 autovetture, mentre alla fine del 1946 i numeri dicono di circa 5.000 autoveicoli circolanti sulle strade dell’intera provincia. Ma la crescita nel numero di automobili è costante.
Saranno 7.000 nel 1950, 13.400 circolanti nel 1951, oltre 17.100 nel 1954 e ben 23.400 l’anno successivo. Circolare in città in automobile è ancora una sorpresa centellinata, percorsa e goduta.

Lo ricorda lo scrittore francese Jean Giono, che nel settembre del 1951 è in una città “assolutamente deserta (e sono appena le otto di sera) Brescia … pare costeggiata di pioppi e praterie … in un’azione scenica fila a tutta velocità a destra, a sinistra, tira dritto, svolta, rigira … entriamo nello scenario di una grande piazza del XVI e insieme del XX secolo, nuovissimo … alcune automobili, nuovissime, che sembrano d’oro, sono posteggiate dinanzi a un piccolo peristilio…. che idea entrare in un teatro e addirittura sulla scena in automobile”.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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