Un Palazzo municipale rimasto nei sogni

Le case site a nord di palazzo Loggia in largo Formentone (oggi piazza Rovetta) durante i lavori di demolizione nell’anno 1939, per lasciar posto ad un progettato di nuovo fabbricato per uffici pubblici, già ideato nel 1896 e mai realizzato.

Durante il ventennio fascista si studia e si lavora per cercare di ampliare la sede municipale. Il Commissario prefettizio Zanon nella prima metà degli anni Venti si provvide anche a completare le opere di restauro della Loggia, che avevano già visto nei decenni precedenti la copertura a carena della stessa, la realizzazione della scala interna, la decorazione dei vestiboli. Nel 1924 si procede inoltre alla posa in opera della cancellata in ferro battuto all’ingresso del palazzo, decisa dopo una lunga polemica fra Municipalità e Sovrintendenza ai monumenti.

Si mette inoltre mano a nuove opere per il cinquecentesco Salone Vanvitelliano, dove l’amministrazione volle provvedere ad una sala di adunanze per il Consiglio comunale, che fin ad allora aveva svolto i propri lavori nel Broletto. Con un investimento complessivo di 90mila lire, si realizza nel grande salone un soffitto a cassettoni, e la posa in opera di un pavimento di riquadri di legno di larice, incollati ad un sottofondo di legno di abete. Il progetto dell’amministrazione commissariale consisteva pure nella creazione di alcuni locali per i servizi accessori, realizzati dietro il salone stesso.

Si decide, ancora, con delibera del maggio 1923, di acquistare il palazzo dei Monti di Pietà, così da permettere la riunione degli uffici nelle immediate vicinanze della sede centrale, dove sono ancora oggi. Ma il problema di una sede in grado di diminuire la dispersione degli uffici permane, vista la condizione degli stessi, sparsi per la città e spesso allocati in locali inadeguati dal punto di vista igienico.

Nella seconda metà degli anni Trenta il podestà Fausto Lechi decide, unitamente alla consulta municipale, l’assunzione di un mutuo di 3.500.000 lire, acceso presso il Credito Agrario Bresciano da destinarsi al finanziamento della costruzione del nuovo mercato all’ingrosso di frutta e verdura ed alla realizzazione del palazzo degli uffici comunali a nord della Loggia, da erigere al posto dei vecchi fabbricati da demolire. Ai lavori, deliberati nel 1937, è destinata la somma di 1 milione di lire, da impiegare per acquisire l’area, “occupata da catapecchie che fanno un deplorevole contrasto col monumentale edificio a quale sono addossate che disonorano il centro di una città come Brescia”.

L’attenzione degli amministratori – i consultori Rastelli, Palazzoli, Ferro e Calini – si appuntò su questo tema, decisivo per fornire maggiore spazi ed efficienza ai servizi destinati alla cittadinanza: era giunto il momento di affrontare la soluzione dell’unica sede degli uffici comunali.
In realtà l’area e gli edifici a nord della Loggia vennero acquistati ed abbattuti nel corso dell’anno 1939, ma non si giunse alla costruzione della sede unica degli uffici comunali, in un primo tempo rimandati a causa degli eventi bellici e successivamente per sopravvenute considerazioni di carattere economico.

Fra l’altro, le titubanze del podestà Lechi circa l’avvio dei lavori sarà fra le cause della sua mancata riconferma.
Il prefetto memore dei carteggi di qualche mese prima richiese informative sul podestà uscente sia ai carabinieri che alla questura che risposero, i carabinieri in data 27 marzo e la questura in data 25 dello stesso mese. Le osservazioni richieste ai Regi carabinieri dal Prefetto cittadino circa le “Qualità” del podestà” parleranno infatti di una amministrazione solerte ed onesta, ma, ad avviso di alcuni, di “una amministrazione eccessivamente economa”.

Il Lechi, secondo la informativa, era ben visto dall’aristocrazia e dall’ambiente clericale, ma non appariva più vicino al partito, essendo mancato ad alcune manifestazioni del calendario del regime.

Ma il tema rimane. Il successivo podestà assume nuovi impegni, dopo aver appreso che la precedente amministrazione aveva deliberato l’intenzione e stanziato dei fondi per realizzare l’ormai attesissimo palazzo per gli uffici comunali. Si conferma come idonea l’area già indicata dall’amministrazione Lechi, a nord della Loggia, ottenuta dalla demolizione di alcuni fabbricati, qualificati come ”misere catapecchie e dei ruderi addossati alla monumentale residenza municipale”.

La demolizione verrà come visto presto attuata ma il palazzo degli uffici continuerà a restare nel limbo dei desideri. Verrà persino redatto il progetto del nuovo palazzo, a cura dall’Ufficio Tecnico municipale, prevedente quattro piani fuori terra ed un quinto piano in arretrato: aveva però il difetto, fatto duramente notare dalla Soprintendenza, di prevedere l’inglobamento del palazzotto della segreteria e la copertura del fianco della Loggia.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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