Le meraviglie del Cidneo nel 1904

Dopo l’Esposizione Provinciale del 1857 – nota in Italia grazie alla penna vivace del giovane Giuseppe Zanardelli - quella tenutasi nel 1878, aperta alla di sua Maestà Umberto, accompagnato dalla consorte Margherita, e la “Esposizione Industriale Operaia” inaugurata nell’agosto del 1889, il nuovo XX secolo viene aperto dall’esposizione del 1904.

La fotografia documenta il colle Cidneo trasformato da colle armato in quello delle meraviglie. La “trasformazione” dell’orizzonte è garantita – come per l’Expo2015 – dalle architetture nate dal nulla, a Brescia dal genio del progettista Egidio Dabbeni.

Una “campionaria” nel senso più ampio del termine che proietta la società bresciana nella modernità: oltre 2.000 espositori, suddivisi nelle cinque sezioni Previdenza, Armi e Sport, Agraria, Arte Sacra e Industria; a sua volta, ogni sezione era composta da un comitato capeggiato da un vicepresidente, un segretario e diversi consiglieri.

La sezione Industria era suddivisa in undici divisioni: industrie estrattive, alimentari, meccaniche, della carta, chimiche, tessili, edilizie, dei trasporti, del forestiere, manifatture varie e sezione elettrotecnica. In tal modo, la città aveva dato l’esempio del progresso industriale e l’Esposizione fu un validissimo segno.

Espositori e visitatori affollano, pigiati sulla cima del colle Cidneo, entro le mura del Castello, stand e padiglioni. Oltre ai padiglioni che ospiteranno la rassegna, si presta molta attenzione anche ai servizi necessari per facilitare l’accesso dei visitatori. L’ingresso è posto dalla porta principale del castello ed immediatamente a sinistra sono posti i portici principali per la prima accoglienza dei visitatori. Nel 1904 non esisteva ancora la galleria sotto il colle Cidneo per cui l’accesso pedonale principale dalla città avveniva dalla scalinata di Salita della Memoria.

Un grande evento, come si direbbe oggi, la cui preparazione aveva richiesto anni di lavoro, ma che la direzione del presidente conte Federico Bettoni Cazzago e, ancor più, l’intelligente vitalità del segretario Dominatore Mainetti, portarono a felice compimento.

Prevista per il 1905, ma anticipata di un anno per la temuta concomitanza della Esposizione di Milano, l’Esposizione bresciana (ne abbiamo diffusamente parlato in questo blog anche per l’immagine pubblicata il 29 luglio 2014), mise in moto una nutrita serie di iniziative collaterali che cambieranno le abitudini dei bresciani del nuovo secolo. Una linea tramviaria elettrica apparve per la prima volta in città; nuovi caffè ed eleganti ritrovi vennero aperti per l’occasione, mentre l’arrivo del Re Vittorio Emanuele III diede solennità, prestigio, e un tocco di suppletiva mondanità alla Esposizione.

Fiera che fu un autentico valzer di novità, unitamente – basta sfogliare il catalogo ufficiale per rendersene conto – ad un compendio delle tradizioni più consolidate: un anno mirabilis per Brescia, con quelle costruzioni ove vi si espone il meglio dell’economia nazionale. Un posto di rilievo hanno le industrie alimentari. Numerosi i pastifici bresciani presenti, 2 le fabbriche di mostarda e torrone, ben 69 le ditte partecipanti alla “Mostra enologica”, mentre le distillerie, secondo alcuni “presentarono meschinissimi assaggi nella mostra delle bevande spiritose”. In castello, straordinario e suggestivo è lo stand della birra Wuhrer, golosi sono i banchi della salumeria Tranquilli di Salò e della latteria di Borgosatollo per il latte, quelli di pasticceri e panificatori e del genialoide droghiere Giovanni Beccalossi di Borgo Trento.

Ma per l’agricoltura e l’alimentazione dei bresciani contano forse più gli stand delle imprese meccaniche, che mettono in mostra marchingegni strabilianti e presto sostitutivi delle enormi fatiche che, sino a quel momento, avevano contraddistinto la filiera alimentare.
Se Brescia viveva questa estate magica ed irripetibile del 1904 con estasiato trasporto, il settore industriale sonnecchiava ancora, forse non del tutto convinto dell’utilità di una rassegna che nel suo regolamento non solo proibiva la vendita diretta, ma precisava espressamente il divieto “nell’invitare i visitatori alla compera, poichè sarà solo permesso porgere indirizzi e prospetti”. Ne risente così anche la partecipazione alla relativa sezione dedicata all’Industria bresciana, nonostante Arnaldo Gnaga, nel suo libro-catalogo edito l’anno successivo, riesca a dedicare decine di pagine al progresso industriale registrato dalla provincia nei cinquanta anni trascorsi dalla prima esposizione, soprassedendo spesso sulla differenza fra ditte presenti con altre “ingiustificatamente assenti”.

Così facendo si inaugura pure l’idea di rendere il momento di una fiera quale “luogo” della statistica, del tirar le somme e prospettare il futuro dell’economia locale nel suo complesso e nei suoi comparti, annettendo agli stands allineati l’importanza del contarsi, guardarsi, confrontarsi.

Questo articolo è tratta dal Libro:

“EXPO 1904 – Brescia tra modernità e tradizione”

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Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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