Le antiche Regie Poste

Nell’immagine di fine anni Venti il bel palazzo seicentesco posto all’incrocio fra via Solone Reccagni e Piazza Martiri di Belfiore (sino al 1909 chiamata Piazza della Posta), sede delle Regie Poste e Telegrafi. La sede postale vi resterà sino all’inaugurazione di piazza della Vittoria (1932): il palazzo qui ritratto verrà quindi sovralzato nel corso dei primi anni Trenta del Novecento.

Il traffico postale bresciano è descritto, all’inizio del Novecento, da numeri già imponenti e che cresceranno nel corso degli anni. Nell’anno 1920 sono spediti o ricevute 2.670.000 raccomandate, 290.000 pacchi, emessi o pagati 785.000 vaglia; inviate o ricevute 210.000 assicurate. Non mancano 280.000 telegrammi inviati e 337.000 ricevuti e, infine, 2.800.000 cartoline fra spedite e ricevute.

Queste ultime, che costituiscono una buona fetta delle unità gestite dalle poste crescono rapidamente anno dopo anno, sin da quando l’Italia con la legge emanata nel giugno del 1873 adotterà dal 1° gennaio 1874 la propria “cartolina postale” con bollo prestampato da 10 centesimi, tassa presto portata a 15 centesimi.

Dall’intero postale nasce – ma la storia delle origini è controversa e ricca di un’aneddotica che si intreccia con la ricerca del primato locale – la cartolina illustrata, la cui fase pionieristica si protrae sin verso gli anni Novanta dell’Ottocento, quando l’introduzione di nuove tecniche di stampa e l’estendersi delle concessioni all’industria privata per editare cartoline generano una forte espansione della produzione.

Dal 1° agosto 1889 entrano in circolazione le “cartoline autorizzate”, illustrate con disegni monocromatici e, ben presto, con riprese fotografiche: l’illustrazione doveva comparire sul recto, lasciando spazio per l’indirizzo e l’affrancatura, prevista in soli 10 centesimi, mentre il verso restava inizialmente completamente bianco ad ospitare l’indirizzo del destinatario. Non è ancora l’età del turismo di massa, ma la cartolina pare un mezzo simpatico di inviare notizie e da subito oggetto da collezionare.

La cartolina è un “provvidenziale ausilio delle fantasie ristrette, delle sintassi esitanti, delle ortografie precarie, risorsa delle persone frettolose, espressione abituale di un mondo che non va mai abbastanza in fretta”. La brevità del messaggio verbale, con l’economia espressiva salvaguardata dall’alibi della necessità, e l’apporto del messaggio visivo che svolge la funzione di integrazione del testo (amplificandolo per ridondanza o caricandolo di allusioni), sono fra le ragioni della straordinaria popolarità conquistata dalla cartolina

Proprio in virtù della sua tiratura e della sua diffusione tramite la posta in luoghi distanti fra loro, la cartolina acquisirà una capacità di presenza nel tessuto sociale decisamente significativa, vero strumento di comunicazione popolare. Una circolazione, dunque, particolarmente ampia e diffusa. In provincia di Brescia, nell’anno 1925 avevano raggiunto la cifra di 2.203.000 cartoline spedite e 1.800.000 inviate. Un numero che calerà leggermente nel 1927, quando risultano spedite 1.478.427 cartoline e ricevute 1.618.000.

Per il resto delle spedizioni, crescono notevolmente i telegrammi (oltre 100.000 in più in meno di dieci anni), sono oltre 1,2 milioni in più le raccomandate e restano stabili i pacchi. Ma fra il 1920 e il 1930 la presenza degli uffici postali bresciani è rimasta uguale, ovvero in numero esatto di 200 (si ricorda che il numerod ei Comuni della provincia, al tempo, era superiore a 300). Viceversa, gli uffici telegrafici passano nel medesimo lasso di tempo da 137 a 130, per scomparire definitivamente nel secondo dopoguerra.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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