La prima rete fognaria urbana

L’immagine documenta lo scavo per la posa di un tronco fognario intorno al 1929 circa. E’ l’ultimo atto di un iter durato decenni, avviatosi quando nell’anno 1906 la giunta municipale aveva stanziato 10.000 lire per la realizzazione di un nuovo progetto e nel 1908 nominato un’apposita commissione che studiasse la nuova rete.

Presentato nel 1909 nei saloni della Esposizione di elettricità aperta sul colle Cidneo, il nuovo progetto (frutto della consulenza di due dei maggiori esperti italiani, Luigi Pagliani e Rosario Bentivegna) prevedeva una fognatura ex novo, a reti separate con tubature in gres, escludendo ogni utilizzo di canali e rivi esistenti.

Un progetto innovativo, dal costo complessivo di circa 900.000 lire, con la realizzazione di vasche per scarichi automatici nelle testate cieche della rete e la costruzione di un tubo emissario unico capace di portare i circa 8.000 metri cubi di liquame giornalmente prodotto dalla città a disperdersi nelle campagne ad oltre 9 chilometri di distanza dal centro.

La sostenibilità finanziaria del progetto, secondo l’Amministrazione municipale – che nel 1908 aveva frattanto dato vita all’Azienda dei Servizi Municipalizzati – era così individuata: l’accantonamento degli utili prodotti dalla neonata azienda avrebbe permesso il pagamento rateale del mutuo da stipularsi. Ma mentre l’Ufficio tecnico inizia a stendere progetti esecutivi per lotti successivi, dopo alcune annate positive i deficitari bilanci municipali assorbono ogni risorsa predisposta, mentre lo scoppio della guerra farà il resto.

Dopo un timido tentativo di ripresa della discussione sul tema progettuale nell’immediato primo dopoguerra, con il lievitare dei costi a circa 9 milioni di lire, il decuplo di un decennio prima, il dibattito si smorza immediatamente, nonostante il tentativo del sindaco Dominatore Mainetti di intendere questi lavori pubblici quale azione sociale verso la massa dei disoccupati prodotti dalla grave congiuntura economica dell’immediato dopoguerra.

Solamente nel novembre 1921 l’idea di un definitivo progetto riprende vigore, nell’aggiornamento dell’originale intenzione realizzativa. Una lunga attesa, spiegava l’assessore ing. Giuliano Massarani in Consiglio comunale nel dicembre del 1921, derivante in qualche misura dal fatto che i problemi “sono fra quelli che più hanno appassionato l’opinione pubblica da molti anni e forse la passione stessa con cui furono discussi non fu ultima causa a ritardarne la soluzione”. Certamente un dibattito che travalicando la sola storia della tecnica o dei servizi pubblici, si apriva ad una vicenda che evidenziava anche il mutare delle percezioni, delle attenzioni e degli interventi volti alla tutela della salute dei bresciani.

Il progetto dell’autunno 1921 conferma la scelta della doppia rete per il centro città, per acque bianche e per scarichi neri, opzione sottolineata come inevitabile per “ragioni tecniche, finanziarie, giuridiche ed anche sanitarie”, che rendevano “assolutamente inattuabile” ogni altra soluzione, anche se ancora i canali esistenti in città sarebbero stati utilizzati per lo scarico delle acque piovane. Gli immobili da allacciare sono, all’interno della città, 4.100 circa.

Rispetto alle elaborazioni precedenti, il nuovo progetto prevede la posa delle tubature non più a 1,3 metri di profondità (misura giudicata insufficiente ad assicurare giuste pendenze), ma ad una misura minima di 2,50 metri nel sottosuolo. Esclusa per ragioni altimetriche la zona di Borgo Milano – da dotarsi di rete autonoma – due collettori principali trovano un diverso percorso, mentre l’emissario finale (partente dall’incrocio fra via Mantova e via Diaz) viene accorciato a poco più di 5 chilometri, sino a raggiungere le campagne di Ghedi.

Il primo lotto dei lavori, da avviarsi immediatamente, comprendeva la zona sud orientale della città (per 1.300 edifici e 31.700 abitanti) e la costruzione dell’emissario e del primo collettore, per una spesa di circa 5.800.000 lire, rammentando che “esigenze tecniche evidenti impongono di procedere gradualmente da valle a monte, e ragioni di viabilità esigono che si proceda per tronchi, in modo da non interrompere le comunicazioni urbane”.

Nel mese di novembre 1926 il Comune procede all’appalto di una prima tranche del collettore principale; nel 1928 viene avviata la costruzione della rete, completata nel 1929 e collaudata nel 1930. La rete cittadina misura complessivamente circa 25.000 metri. Contemporaneamente, nel 1927 si realizza un’autonoma rete fognaria nel quartiere XXI Aprile (oggi denominato ‘I Maggio’), e una rete separata interessa nel 1928 il centro di Sant’Eufemia, dopo l’avvenuta aggregazione al Comune di Brescia.

L’8 marzo 1930 la municipalità approva un primo ‘Regolamento sul servizio della fognatura’, stampato e distribuito nel 1931.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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