La modernità di via delle Spaderie

Accanto al cartello pubblicitario del fotografo Capitanio – Cristoforo Capitanio fu attivo in città fra il 1877 sino alla chiusura decretata dai nipoti nel 1930 – l’indicazione stradale di “Via delle Spaderie”, così denominata sino al 1909, poi nota ai bresciani con l’attuale nome di via Dieci Giornate.
Brescia, in questa immagine del 1905 circa, si mostra in tutta la sua modernità, con tram, lampioni e illuminazione elettrica, anche se all’angolo con corso Zanardelli fa bella mostra di sé lo scroscio discreto d’acqua della celebre “Fontana del gambero”.

La fontana, immortalata pure dai dipinti di Angelo Inganni, venne realizzata nell’anno 1833 dall’architetto Luigi Donegani, sostituita intorno al 1907 dal chiosco in ghisa per la rivendita di giornali.

I cittadini sono affezionati a questa fontana d’acqua fresca. Il 23 gennaio del 1908 il quotidiano “Il Cittadino di Brescia”, nel segnalare lo smantellamento della fontana del Gambero non esitava a rimarcare come ciò fosse necessario poiché “le nuove esigenze della viabilità e dell’edilizia – e forse anco un po’ la tendenza di tutto mutare – vogliono questi sacrifici”.

Il 7 giugno dello stesso anno 1908 è l’altro quotidiano locale, “La Sentinella Bresciana”; a chiedere sin dal titolo “Acqua! Acqua!” il ripristino della fontana, ricordando come “gli abitanti del largo Zanardelli che attendono con impazienza che venga piazzata la fontana promessa da tempo in sostituzione allo scomparso fontanone”.

Brescia viaggia ancora col tram a cavalli. Eppure quello raffigurato è inequivocabilmente una vettura tramviaria a trazione elettrica. Ed in effetti è una isolata rarità: questo tram venne infatti realizzato nel 1904 solamente per consentire a curiosi e turisti di salire in Castello a rimirare l’Esposizione aperta nel maggio dello stesso anno.
La nuova linea – elettrica – che dalla fermata di Corso del Teatro (proprio dal 1904 chiamato Zanardelli in onore dello statista appena scomparso) percorre via delle Spaderie, traversa piazza Loggia, conduce in senso orario al periplo del palazzo municipale sino a Corsetto S. Agata, per poi immettersi in via San Faustino e inerpicarsi infine sulle rampe del Castello.

Si tratta di una linea che negli intendimenti deve durare lo spazio di una stagione, con l’obbligo di rimuovere ogni impianto entro l’anno. Una sorta di ottovolante ludico alla modica cifra di 10 centesimi, con le vetture dalla portata massima di 20 passeggeri seduti “sui sedili longitudinali in legno traforato”, il cui regolamento rimanda ad una città ancora non avvezza alla velocità: “Il percorso Corso Zanardelli – Porta Trento – così recitano le rigorose norme – dovrà effettuarsi alla velocità massima di 15 chilometri/ora ed in un tempo non minore di sei minuti, compresi i rallentamenti a 6 chilometri/ora delle curve agli imbocchi di via Spaderie e dietro il Palazzo comunale. In discesa nel tratto Castello – Porta Trento, la velocità massima non potrà superare i 12 chilometri/ora e quindi la durata di questa percorrenza non dovrà essere inferiore a minuti cinque”.

Sullo sfondo, a sinistra, separata da un vezzoso sipario di alberelli, si apre piazzetta delle Pescherie Nuove, poi sostituita dai palazzi di Piazza Vittoria. Chi spiasse entro l’angolo vedrebbe una bella vasca geometrica di una fontana adornata da delfini in pietra.

La lunga striscia nera sul selciato a destra, davanti alla fila di tendaggi che coprono i negozi dei portici tenendo al fresco i clienti è dovuta alla sosta delle carrozze a cavalli che qui per anni formano la stazione principale delle vetture: è una città dove ancora convivono pacificamente tram elettrici, birocc carichi di merci, signorili carrozze a cavallo, zizzaganti biciclette e distratti passanti.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

Un commento

  1. Arturo says:

    Nel post “il laghetto di centro città” si cita che nel luogo ove ora esiste Piazza Repubblica vi erano ‘…i grandi leoni di pietra su alti e massicci piedestalli, opera di Domenico Ghidoni, spostati all’ingresso dello zoo, in Castello…’. Il che ispira una curiosità riferita al presente articolo: si sa dove sia finita ora quella bella “Fontana del Gambero” ?

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