La “città giardino”

Nella fotografia scattata fra le due guerre si rivela la nuova urbanizzazione nella zona fra via Turati e via Boifava. La nuova via realizzata sul terrapieno è via Giuseppe Guerzoni (così chiamata a partire dal 1921), mentre le file degli alberelli segnalano l’allora via Giuseppe Cesare Abba, oggi via D’Annunzio.

Gli edifici furono realizzati dall’Impresa Giuseppe Freschi, che aveva progettato una vera “città-giardino” solo parzialmente realizzata, proposta nel 1912 dalla citata società edilizia con la creazione di ordinate aree edificate. Sorgeranno in queste stagioni, fra viale Venezia, via Benacense e i ronchi, decine di ville signorili con giardini e parchi, dimore moderne e dotate di ogni confort, garage compreso.

A sinistra dell’immagine, ulteriore simbolo di modernità, la porzione del noto Garage Angeli, con annessa agenzia automobili marca Ford.
Appartenenze di status, fortune familiari e radicate abitudini rurali si riverberano nella diversità e singolarità della propria abitazione. Palazzi nobiliari, ville borghesi, case operaie, cascine contadine costituiscono il tessuto urbano della prima modernità, con una mescolanza decretata dalla storia secolare e dalla velocità dei cambiamenti recenti.

L’ambizione cittadina è quella di affiancare, all’intasato centro storico ed alle opere di edilizia pubblica municipale (Campo Fiera, via Verona, via Volturno, via Molin del Brolo, via Volta) , vaste porzioni urbane impreziosite da immobili di pregio e di adeguati spazi verdi. Per la borghesia si pensa dunque alle città-giardino, ai progetti di famosi architetti, inseguendo subitanee mode e impreziosendo gli interni grazie a artigiani ed ebanisti.

Nel secondo dopoguerra la città crescerà con nuovi modelli edilizi: ci penseranno il Piano Fanfani, lo Iacp e i villaggi Marcolini.
Il verde cittadino è però già ridotto – in poche, eccezionali stagioni di crescita – a presenze risibili. Nel 1909, per la Brescia racchiusa entro la cinta daziaria, le aree a verde, Cidneo compreso, sono ridotte a poco più di 14 ettari, il 3% circa del totale. Solo nel 1928 la zona compresa fra i due boulevard risultanti dall’abbattimento delle mura ovest, pari a circa 7.000 mq, viene sistemata a giardino, con il nome attuale di Giardini di via dei Mille.

Brescia cresce impetuosa: la superficie urbanizzata passò dai 242 ettari degli anni Novanta ai 291 dell’anno 1902, a ben 388 ettari segnalati nel 1911, ovvero un aumento del 60% in un ventennio.

L’immagine presenta pure il rilievo dei ronchi – a metà costa l’edificio dipinto a strisce del “Casinetto svizzero” – che la città sta gradatamente scalando con i propri edifici, mentre a sinistra il rilievo del Cidneo. La storia del polmone verde costituito dal colle Cidneo assume, agli inizi del Novecento, elementi paradigmatici dell’incrocio fra qualità della vita cittadina, gestione ambientale e rapporti con la sfera politica.

Il castello, da sempre simbolo della città armata e mai aperto alla cittadinanza, fu sede del carcere militare sino al 1903. Venne utilizzato l’anno successivo, unitamente agli spazi circostanti mascherati dai padiglioni liberty, dall’Esposizione industriale, tornando degradato luogo senza qualità sino alla Esposizione dell’elettricità, tenutasi nell’anno 1909.

Le rassegne espositive sono iniziative tese a mostrare il volto di una città moderna e di una borghesia illuminata, che da quella data inizia a considerare il sito come nuovo luogo del passeggio festivo da cui dominare la città brulicante. Il verde viene gradatamente attrezzato “per una zona adatta al passeggio, vista la mancanza di ciò dopo la demolizione degli spalti”, con la posa di una fontana con pompa a motore, la riapertura dello chalet che nelle precedenti rassegne aveva ospitato mostre fotografiche, mentre nel 1912 si inaugura il giardino zoologico, lanciando infine nel 1914 la Società Pro Castello, con lo scopo di animare questa porzione verde di città.

L’idea dell’abitare circondati da giardini e dal verde, con soluzioni riservate solo alla borghesia, appare quindi sintomatica della nuova percezione del vivere in città: non più il centro asfittico e insalubre, ma la tentazione dell’armonia fra paesaggio ed architettura, lontani dai rumori di una Brescia sempre più industriale.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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