Il primo autobus urbano

Un primo tentativo di modifica delle linee tranviarie urbane, che si muovevano su rotaie, viene sperimentato con l’introduzione di autobus su gomma nei primi mesi del 1932, inizialmente nel collegamento tra S. Eustachio e Bottonaga attraverso via Marsala, via Cairoli e Corso Vittorio Emanuele. Nell’immagine della Fondazione Negri la giornata inaugurale, con alcuni vigili urbani e signore con pelliccia.

L’autobus costituisce elemento di modernità urbana. Un tentativo che si coniugava con le trasformazioni imposte dall’uso sempre più generalizzato e ampio del servizio di trasporto pubblico e dalle altrettanto profonde modificazioni imposte dal disegno urbano in rapida evoluzione, mentre l’idea di un centro città senza rotaie non dispiace nemmeno all’Amministrazione comunale, sempre in difficoltà ad ogni rifacimento di selciati o lavori occupanti parte della sede stradale.

L’Azienda Municipalizzata inizia dunque a studiare la graduale trasformazione di alcune linee da tram ad autobus. Ma non tutto fila liscio: pur se “scartato decisamente e tenacemente avversato dalla direzione dell’azienda il passaggio ad un servizio con autobus”, si scriveva negli uffici aziendali, in realtà non furono poche le concrete (e influenti) aspettative di alcune frange del regime fascista cittadino e del mondo industriale bresciano, che sostenevano con forza l’adozione degli autobus a motore a scoppio per la rete urbana.

Le ragioni erano fondamentalmente legate alla possibilità di acquistare gli automezzi dalla impresa cittadina Om, la nota fabbrica bresciana automobilistica. La Commissione della municipalizzata discusse a lungo la proposta. La direzione elaborò un’articolata relazione informativa, che sottolineava vantaggi e svantaggi della proposta: fra i primi, la maggiore velocità di esercizio, l’eliminazione dei percorsi fissi dettati dalle rotaie, l’eliminazione stessa di queste ultime dalla sede stradale del centro; fra i secondi, qualche perplessità circa la continuità del servizio – inizialmente previsto in affidamento a privati – il controllo delle tariffe, il valore da attribuire alla cessione.

Le prime sedute della Commissione esprimono pareri discordi, e vengono proposte alcune modifiche, mostrando comunque un atteggiamento tutto sommato favorevole alla cessione. Ma dopo alcuni mesi di riflessione, l’azienda alla fine cambierà idea, riuscendo a prefigurare viceversa l’innovazione del filobus per la nuova tratta fra il centro cittadino e la periferia est, in direzione della frazione di sant’Eufemia.

Dal quotidiano cittadino “Il Popolo di Brescia” (fra l’altro diretto proprio dal presidente dei Servizi Municipalizzati Alfredo Giarratana), pur mantenendo l’ovvia versione ufficiale della piena collaborazione fra Azienda e Amministrazione comunale, sfugge infatti la frase rivelatrice di “un accordo già studiato in un primo tempo con un servizio di autobus, /…/ quando sono sorte delle difficoltà per il tipo di autobus da adottare”.

Prevale la contemporanea idea di passare dal tram su rotaia al filobus su gomma ed un nuovo secondo esperimento di autobus a motore e senza fili si compie solo nel secondo dopoguerra, con l’avvio, nel novembre del 1948, della linea autobus (effettuata da Asm con il noleggio del mezzo) collegante Piazzale Roma con il nuovo quartiere Lamarmora. Fra la fine del 1954 e l’anno 1955 alle linee filoviarie si aggiungono le nuove linee di autobus verso S. Eufemia, Stocchetta, Fornaci e la frazione Volta.

E’ il primo passo di una lenta trasformazione. Ormai l’unificazione del servizio con l’utilizzo dei soli autobus è decretata. I vantaggi, secondo l’azienda sono molteplici:“eliminazione dell’inconveniente relativo all’arresto dell’intero servizio filoviario in caso di mancata alimentazione delle linee di contatto; possibilità di variare quando occorra i percorsi senza costose modifiche agli impianti fissi; possibilità di adozione del sistema di esercizio ad agente unico su tutte le linee indistintamente; eliminazione di tutti gli impianti aerei nelle vie cittadine; minor varietà dei tipi di veicoli in circolazione e riduzione dei ricambi in magazzino; una riduzione, nel complesso, del fabbisogni di vetture non essendo necessaria una doppia dotazione di veicoli di riserva (filobus e autobus); l’aumento della capacità media delle vetture e quindi dei posti offerti ai viaggiatori”.

La data del 3 novembre 1954 viene così fissata agli annali del trasporto urbano come la data ufficiale di entrata in servizio della prima autolinea urbana definitiva, contraddistinta dal n. 9, collegante piazza della Vittoria con i quartieri I maggio e don Bosco.

 

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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