Il vivace centro città di fine Ottocento

Una straordinaria immagine della città alla fine dell’Ottocento: l’angolo fra una irriconoscibile via Dante all’incrocio con vicolo Sala (dal 1909 via Malvezzi). Sulla sinistra il bambino sosta innanzi all’avvio di via G. Uberti, oggi contrada delle Cossere, mentre il fotografo ha messo il proprio cavalletto praticamente all’ingresso dell’attuale vicolo Calzavellia, immortalando la strada che conduce al centro non ancora rettificato e sventrato da piazza della Vittoria.

Mentre grandi e piccoli – anche alla finestra – si fermano immobili su evidente richiesta del fotografo Giovanni Negri, la città vede il cielo attraversato da meno di cinque anni dai fili della corrente elettrica, e le mura ci parlano dei suoi commerci mediante un vero e proprio catalogo open air dei manifesti e della pubblicità.

La pubblicità in alto e nel cartellino sporgente sulla via con relativa freccia d’indicazione, è della ditta Ditta “G. Filippini fu Andrea”, venditore di cappelli per uomo e signora, modisteria e rivendita anche di piume per eleganti toilettes, impresa poi trasferitasi in via Giordano Bruno 24 per avviare la produzione in proprio.

Sotto l’indicazione toponomastica del vicolo, un grande manifesto, che immaginiamo a colori sgargianti, pubblicizza l’ultimo modello di bicicletta marca Stucchi, in vendita in città, come si legge sotto le ruote del biciclo, dalla ditta Luigi Facenti. I negozi di biciclette si aprono in città nel 1894 e crescono con rapidità: in Piazza Duomo è aperto il negozio del nostro Facenti, dove sono esposte in vetrina le belle biciclette “Gran Marca Stucchi & C.”; nelle sue vetrine e nelle sue pubblicità sui giornali del tempo si possono ammirare contemporaneamente macchine da cucire, biciclette ed automobili e “tutte le migliori macchine del mondo”.

Accanto si legge una parte della targa che segnala il recapito del Convitto nazionale di Lovere. Il convitto era stato fondato ancora nel Seicento e più volte trasformato, con prolungate chiusure decretate da vari governi. Riaperto nel novembre del 1866, dall’1 ottobre era stato trasformato in Regio Ginnasio – come ricorda la targa murale – e quindi solo dal 1897 in “Convitto nazionale”: qui vi hanno studiato, fra gli altri, il premio nobel Camillo Golgi e i Beati Innocenzo da Berzo e Giuseppe Tovini. Sotto il rettangolino bianco si legge ancora un avviso posto dalla Società operaia cattolica di Mutuo Soccorso.

Sull’angolo del palazzo si legge ancora da un lato “Tipografia” e dall’altro quel che resta della scritta “Queriniana”: era questa l’originaria sede della tipografia sorta nel 1883 promossa da Giorgio Montini – padre di Papa Paolo VI – trasferitasi poi in ronco S. Giulia per stampare il quotidiano cattolico “Il Cittadino”. Nel negozio di via Dante per qualche tempo funzionerà quindi una “Libreria Queriniana”, poi trasferita in piazza del Vescovado.

Sullo stesso spigolo è rimasto affisso un brandello di manifesto della Camera del Lavoro di Brescia, che annuncia una delle primissime feste del Primo Maggio della città e, sopra la testa della bambina, un cartellone annuncia lo spettacolo dal titolo “La Geisha”, sulla scia della moda di fine secolo per i temi della cultura orientale e giapponese in particolare. Sopra il portone bugnato, un brandello strappato di insegna sporgente: se ne legge solo una parte ed appartiene alla ditta di modisteria e cappelli di Dante Vimercati, già trasferitosi nella non lontana via Battaglie.

Sul palazzo di destra, in alto, la pubblicità del garage Baletti con officina, uno fra i primi in città e ancora operante fra le due guerre: con sede in via Trieste era un vero e proprio servizio completo per automobilisti. In sede era disponibile un “noleggio Box”, un distributore di carburante, un “grande deposito in pezzi di ricambio per automobili ed autocarri” e persino il servizio di scuola guida.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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