Piccole velocità per la grande Brescia

Il mondo dei trasporti – che per le tratte extra locali significa esclusivamente trasporto ferroviario – è in rapida crescita nella Brescia del primo decennio del Novecento, data cui si riferisce anche l’immagine. I dati delle sei principali stazioni ferroviarie del bresciano, fra gli anni 1901 e 1905, evidenziano un sostanziale aumento nel volume dei trasporti sia per quanto riguarda il numero delle spedizioni che le quantità trasportate. Tutto ciò in corrispondenza ad una grande fase di sviluppo dell’economia bresciana.

Ma le imprese di spedizione devono fari conti con un grave inconveniente che affligge la stazione di Brescia (di cui già si parla al tempo di allargamento e ristrutturazione) rispetto alle crescenti necessità del commercio e dell’industria: la mancanza di vagoni che, come si vede nella fotografia, affollano i binari del reparto “Piccola velocità”, dove ora sorge l’area ospitante la stazione degli autobus extra urbani.

Solamente grazie al deciso intervento della Camera di Commercio nella primavera 1906 le imprese bresciane riescono ad ottenere nuovi vagoni per le spedizioni. Ma lo stesso problema si ripresenta nel 1907, con l’Istituto camerale nuovamente pronto ad intervenire per sollecitare la Direzione ferroviaria a concedere quanto richiesto. Un’attenzione che trova eco negli Atti stessi della Camera di Commercio di Brescia: nel notiziario stampato nel 1907 si rinvengono lunghi articoli quali “Le condizioni del servizio nella stazione di Brescia“ o “Programma ferroviario e tranviario bresciano”, editi rispettivamente nel gennaio e nel marzo di quell’anno.

Frattanto, il 7 luglio 1907, il governo emana una legge che decreta la riforma generale delle tariffe ferroviarie, da compiersi entro il 1910, con la costituzione di una apposita Commissione reale per lo studio del problema, che – come vedremo – resterà irrisolto ancora per lunghi anni.

Insomma, il tema del trasporto ferroviario è all’ordine del giorno, anche per via dalla nuova ristrutturazione in corso delle rete ferroviaria, dopo la revoca delle concessioni alle tre società Mediterranea, Adriatica e Sicula, ed il passaggio alla gestione diretta da parte dello Stato (le Ferrovie dello Stato nascono ufficialmente il 1° luglio 1905), nelle due divisioni del trasporto ferroviario denominate “Grande velocità” e “Piccola velocità”.

Nel 1907 in città si discuteva quindi circa la necessità di un ammodernamento della stazione ferroviaria e del suo potenziamento a fini commerciali. La stessa Amministrazione ferroviaria aveva steso un proprio progetto, e la Camera di Commercio aveva assunto di sua iniziativa le pratiche per l’esproprio dei terreni necessari, sollecitando a più riprese l’inizio dei lavori di ampliamento della zona commerciale e dei vagoni, ricordando che bisognava provvedere in tempo per evitare che si verificassero i soliti inconvenienti costituiti da ingorghi, sospensioni di carico, smarrimenti di vagoni e forzate immobilizzazioni delle spedizioni che recavano un grave danno all’industria e al commercio.

I magazzini della stazione di Brescia erano due, di cui uno adibito esclusivamente agli arrivi e alle partenze. Come si scriveva al tempo, “l’inadeguatezza di questi depositi al movimento che ad essi affluisce genera un ingombro che non si può facilmente descrivere, e con l’ingombro la stasi delle merci, causa a sua volta di nuovo ingombro”.

L’unico provvedimento adottato fu la costruzione di due brevi tratti di linea di manovra, a cui si era giunti sotto la pressione delle evidenti necessità. Sulla base di queste considerazioni la situazione della stazione di Brescia, nel 1907, veniva giudicata eccezionalmente anormale, con numerose proteste e lamentele.

L’immagine del fotografo Negri documenta questa caotica situazione. I fattori di questa difficoltà potevano individuarsi nella insufficienza dei fronti di carico e scarico, resa ancora più grave dalla mancata completa sistemazione del piano stradale lungo alcuni binari. Restava avvertita l’insufficienza dei vagoni, poiché il numero dei carri di cui era dotata la stazione era del tutto inadeguato al suo movimento. Infine mancava il personale ferroviario necessario.

In un memoriale presentato dagli spedizionieri bresciani al Consiglio comunale di Brescia e trasmesso alla Direzione compartimentale di Milano e alla Direzione generale delle Ferrovie, si lamentava l’impossibilità di disporre di mezzi di trasporto proporzionati agli arrivi, in quanto la media risultava pari a circa settanta carri giornalieri, mentre gli spedizionieri non ne scaricavano che una cinquantina. Si verificava quindi ogni giorno un residuo di carri che dava luogo a congestioni del traffico: la fotografia ne è la veritiera testimonianza.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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