Una salita elettrizzante

Sulla sommità del colle Cidneo, accanto agli edifici che compongono il Castello, si erge la fantasticheria liberty dei padiglioni – progettati dall’ingegnere bresciano Egidio Dabbeni – ospitanti l’Esposizione bresciana tenutasi fra il maggio e l’ottobre del 1904.

E’ questa, dunque, la data dell’immagine scattata dal fotografo Giovanni Negri non senza qualche rischio. Lo scatto è infatti dall’alto della torretta che orna il casello daziario di Porta Trento, mentre la vista spazia a fondo, non ancora adombrata dai grandi cedri del Libano appena piantumati. Assente il monumento a Cesare Battisti (1919), assenti le ville che accompagnano la salita, costruite intorno al 1907/1909. E anche il tram elettrico è una vera novità.

Già nel maggio del 1903, quando la città freme per la progettata Esposizione che si terrà appunto in Castello nell’estate dell’anno successivo, dalle colonne del quotidiano “La Provincia di Brescia” si lancia l’idea di una apposita linea tranviaria elettrica che dal centro possa portare i visitatori sin sulla cima del Cidneo. Per la verità la proposta è ben più articolata ed investe l’intera rete urbana del tram a cavalli, di cui pare giunta l’ora di una completa trasformazione, saltando a piè pari l’attesa introduzione del vapore per passare direttamente alla trazione elettrica.

L’idea è presto ridimensionata, e si lavora alacremente allo scopo di realizzare, in meno di dodici mesi, la nuova linea – elettrica – che dalla fermata di Corso del Teatro (proprio dal 1904 chiamato Zanardelli in onore dello statista appena scomparso) risale via delle Spaderie (oggi via X Giornate), traversa piazza Loggia, conduce in senso orario al periplo del palazzo municipale sino a Corsetto S. Agata, per poi immettersi in via San Faustino e inerpicarsi infine sulle rampe del Castello.

Si tratta di una linea che negli intendimenti deve durare lo spazio di una stagione, con l’obbligo da parte della Belga di rimuovere ogni impianto entro l’anno. Una sorta di ottovolante ludico alla modica cifra di 10 centesimi, con le vetture dalla portata massima di 20 passeggeri seduti “sui sedili longitudinali in legno traforato”, il cui regolamento rimanda ad una città ancora non avvezza alla velocità:

“Il percorso Corso Zanardelli Porta Trento dovrà effettuarsi alla velocità massima di 15 chilometri / ora ed in un tempo non minore di sei minuti, compresi i rallentamenti a 6 chilometri /ora delle curve agli imbocchi di via Spaderie e dietro il Palazzo comunale. In discesa nel tratto Castello – Porta Trento, la velocità massima non potrà superare i 12 chilometri / ora e quindi la durata di questa percorrenza non dovrà essere inferiore a minuti cinque”.

La cronaca dei quotidiani del primo viaggio su tram elettrico mai avvenuto in città – con qualche probabilità proprio lo stesso giorno in cui Negri scatta questa fotogrtafia – parlò per l’occasione “di una gita che non può essere più deliziosa, dopo aver attraversata la città fra il via vai del pomeriggio festivo, guadagnando vittoriosamente la salita del Castello”.

Un successo immediato, con la linea aperta al pubblico l’11 maggio e subito presa d’assalto, anche se solamente un paio di giorni dopo, uno sfortunato venerdì 13 maggio 1904, il primo deragliamento consiglia prudenza. L’incidente era avvenuto “scendendo per la seconda rampa del Castello presso la cinta del ronco Capretti, senza alcuna spiacevole conseguenza per i passeggeri fuorché quello di scendere e di fare il resto della discesa a piedi”.

Comodità e velocità, vecchie abitudini e nuovi pericoli: si gioca qui il presente ed il futuro del tram elettrico, che mostra di impaurire quanto il tram a cavalli: bastano tre giorni affinché alcuni cittadini si lamentino e inducano la municipalità a chiedere alla Belga di “spingere il tram alla minore velocità possibile”, poiché – per “evitare possibili disgrazie in una via tanto angusta e tanto frequentata dai cittadini che vi affluiscono dai moltissimi negozi” – è necessario impedire che, come stava accadendo, quel tram continuasse “a correre sovente con velocità quasi vertiginosa”.

La linea del tram elettrico piace. Ma soprattutto presenta quella che gli storici della mobilità hanno definito la “visione panoramatica” del viaggiare, propria dei primi spaesamenti del viaggiatore. Come scrive un giornale dell’epoca, “Le vetture sono prese d’assalto da frotte di cittadini, desiderosi di fare la deliziosa gita in Castello con quel nuovo sistema di trazione. Si può dire ormai che la passeggiata lassù è entrata nelle abitudini cittadine. Un nuovo panorama nel toccare la terza rampa: è tutta la immensa pianura che si perde nell’orizzonte padano. Non le abbiamo contemplate già tante volte queste vedute! Ma dal tram elettrico si presentano quasi in forma nuova, come quadri che si susseguono rapidamente in un grande caleidoscopio”

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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