Un servizio per la città del passato

La fotografia propone un antico servizio municipale: l’innaffiamento delle strade bianche che ancora attraversavano la città e i suoi dintorni. Qui siamo lungo un irriconoscibile spalto di San Marco, presso l’imbocco di via Callegari da via Spalti San Marco e la chiesa di San Gaetano.

I lavori di spianamento e livellamento hanno permesso di ricavare una spianata sopraelevata: sul fondo di questa gli edifici ospitanti il campo di “Tiro a volo”, eretti a partire dall’anno 1896. A destra, i bastioni di Spalto San Marco sono gli unici giunti sino a noi a rammentare la presenza delle antiche mura venete.

Vi transita Via del Circuito (con questo nome fra il 1909 ed il 1928) lungo cui scorre la linea tramviaria: il letto del Garza è sostenuto da una muraglia di definizione eretta a partire dal 1898, su progetto dell’ingegnere municipale Cosimo Canovetti, che impiegò per la prima volta nei lavori pubblici il cemento armato. Sulla sinistra la sagoma del carcere
In primo piano, in uno studiato “schieramento” dei primi anni del Novecento, le 10 autobotti a trazione animale del servizio municipale di “annaffiamento strade”. Sono stagioni nelle quali gli esperti, gli igienisti della comunità, i medici municipali, intendono la presenza di acqua in città non certamente per l’igiene personale, ma soprattutto per disposizioni che interessano la salute collettiva, in quanto si propongono innanzitutto di tenere sgombri gli spazi, le strade e le vasche delle fontane, tenendo conto con assoluta priorità del ruolo ausiliario dell’acqua per la pulizia dei luoghi destinati al pubblico utilizzo.

Acqua dunque, come elemento purificatore collettivo, che spazza odori e inghiotte polveri, mentre per dissetarsi bastano i secchi alle fontane e per lavarsi le tinozze o le stesse vasche pubbliche. In fondo, come già scriveva riferendosi a Brescia il dottor Tullio Bonizzardi nel 1884, “l’abbondanza delle acque serve ad una efficace spazzatura, ed anco ne’ giorni di incipiente siccità, l’elemento acque detersore delle materie stercoracee vi si trova in sufficiente quantità, da qui la ragione della mancate emanazioni putride”.

Un impegno gravoso: nel 1905 in città si utilizzano 15.000 mc di acqua per il “servizio di spruzzo”, divenuti 32.000 mc nell’anno 1908. E l’affacciarsi del problema del sovraffollamento urbano, dei servizi non solo per il centro ma pure per i sobborghi oltre le mura che via via si vanno demolendo, l’accesso della popolazione ad un certo standard urbano, si connette dunque al graduale instaurarsi di una nuova mentalità basata sui consumi e la fruizione di vecchi e nuovi servizi.

L’acqua è al centro delle preoccupazioni di una città ricca del prezioso liquido, ma ancora incapace di impedire sprechi e perdite. Il nuovo acquedotto inaugurato nel 1902, infatti, arrivava proprio quando la città è pronta per spiccare il grande balzo demografico, passando dai 70.600 abitanti del censimento 1901, agli 83.300 del 1911 (superando la soglia dei 100.000 abitanti nel 1920). Una crescita che impone il rapido ricorso a sempre nuove infrastrutture e più ampi servizi.
Alle utenze private in città, nell’anno 1907, si affiancavano 110 fontane pubbliche (66 nel centro e 44 nelle frazioni, fra quelle “a deflusso continuo e deflusso intermittente”), a cui si aggiungevano 12 lavatoi pubblici a getto continuo, per un totale erogato di circa 49 litri al secondo.

Ma se si smette gradatamente di innaffiare le strade pavimentate con porfido o asfaltate con il bitume Macadam, l’acqua rimane ampiamente disponibile ad ogni cittadino. Nel 1933 è possibile narrare con precisione ed una certa dose di sussiego l’intricato mondo della rete idrica urbana, formata da una città che, accanto a circa 5.000 contatori privati, “ha nel suo seno 117 fontanelle a colonna, 20 a muro e 4 per lavatura erbaggi; 21 fontane monumentali pubbliche e 29 a muro; in totale nelle vie e nelle piazze cantano giorno e notte 191 fontane. Inoltre, sempre in pubblico servizio, l’acqua passa in 33 lavatoi all’aperto e in 40 (fra cui alcuni a spina chiusa) nelle case impiegatizie e popolari, 2 abbeveratoi, 13 gabinetti pubblici, 58 vespasiani, 39 fonti in fabbricati scolastici, asili, palestre, ecc., 7 in magazzini e rimesse, 6 in chiese, musei, monumenti, ecc., 3 in macello, cimitero e bagno pubblico, 8 in uffici (Tribunale, Archivio, Ateneo, ecc.), 20 in case di abitazione e di custode, cursori, ecc.”

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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