La città delle fabbriche

La straordinaria immagine scattata nel 1907 circa mostra gli eleganti opifici della società Tubi Togni. Sulla destra l’attuale via F.lli Folonari, con la sede delle rinomate cantine: oggi la zona è completamente diversa, sede del centro commerciale Freccia Rossa.

Le Officine Metallurgiche Togni vengono fondate da Giulio Togni nel 1903. I suoi capannoni disegnano il nuovo panorama urbano del gigantismo industriale, presto saldatosi al denso tappeto di medie imprese attive nella zona occidentale della città, punteggiata da numerose altre industrie, le cui ciminiere si allineano al profilo degli edifici monumentali. Figlio di un fontaniere camuno, Giacomo, che aveva trovato discreta fortuna in città con l’installazione di bagni e impianti idrici nelle case della borghesia ottocentesca cittadina, Giulio Togni (1869–1933) aveva provveduto ad allargare l’attività paterna, puntando tutte le proprie risorse nella realizzazione di condotte per acquedotti e centrali idroelettriche.

Fra i primi lavori eseguiti dalla ditta di Giulio Togni (subentrato al padre scomparso nell’anno 1893, mantenendo però la ragione sociale col nome dell’avo sino al 1906) figurano infatti, nel 1895, la “fornitura di tubi di ghisa” per la conduttura dell’acquedotto comunale di via Musei – via Bazziche ed il successivo rinnovo di buona parte delle condotte cittadine interne le antiche mura, eseguito nell’anno 1897 per un importo complessivo di oltre 500.000 lire.

E’ il background per l’implementazione di una vera e propria nuova intrapresa industriale. Acquistato un appezzamento fuori Porta San Giovanni, a fianco del cimitero, ed innalzati alcuni fabbricati – quelli ripresi in questa fotografia – l’azienda di Giulio Togni inizia la propria attività grazie ad alcune commesse per condotte forzate da istallare in cinque impianti idroelettrici. E’ sempre la “Premiata ditta Giacomo Togni” ad attivarsi per quelli che una pubblicità del 1904 chiama “stabilimenti fuori porta stazione”, ove fabbricare “tubazioni in acciaio per condotte forzate, paratoje, valvole, saracinesche, pompe a mano ed a motore per servizio pubblico e privato e per usi industriali”, forte di una storia che annovera già “50 acquedotti eseguiti per una lunghezza di 300 chilometri”.

Gli eleganti fabbricati aziendali sono opera di Egidio Dabbeni, trentenne progettista già in grado di affrontare una vasta gamma di tipologie architettoniche – dal villino alla casa operaia, dalla centrale idroelettrica allo stabilimento industriale – assecondando le nuove tendenze e le innovative tecniche costruttive, come il cemento armato. Nei primi due decenni del secolo il Dabbeni realizza le sedi produttive della Franchi Armi, i padiglioni della Tempini, l’ampliamento della Sant’Eustacchio, la centrale idroelettrica di Cedegolo in valle Camonica, oltre che gli strabilianti padiglioni che ospitano l’Esposizione in Castello nel 1904.

L’avvio promettente induce Giulio Togni a costituire quindi, nell’agosto 1906, la società “Officine Metallurgiche Togni”, prima tappa di un vero e proprio impero industriale. All’atto della costituzione societaria l’opificio ripreso in questa immagine occupa originariamente 4.000 mq circa, ma raggiunge presto un’area di 20.000 mq, dei quali oltre 5.000 coperti; le previsioni sono delle più rosee: “Se nel primo trimestre”, ricordano gli amministratori nel licenziare il primo bilancio societario, “producemmo tubi per 4.000 quintali, nell’ultimo la nostra produzione salì a 7.000, ed aumenterà ancor di più col progredire dei nuovi impianti. Questi eseguiti, e sarà entro un anno, lo stabilimento di tubi chiodati o saldati potrà raggiungere la produzione di 60.000 quintali, in un’area di 40.000 mq, dei quali 20.000 coperti”.

Fra l’altro l’immagine documenta – lo si osserva sulla parte sinistra della fotografia – un primo ampliamento degli spazi produttivi. Lo racconta anche l’archivio aziendale: “Considerazioni sulla deficienza del materiale ferroviario, sulla opportunità di destinare il nostro stabilimento alla costruzione di vagoni serbatoi, di profittare di vasti terreni che si poterono accaparrare a prezzi modestissimi nelle vicinanze delle nostre officine, considerazioni di ripartire su più vasta azienda e spese di raccordo ferroviario e spese di carattere generale, ci hanno animati ad iniziare un nuovo stabilimento […]. Iniziato nel maggio scorso (1906), sopra un’area di 60.000 mq, il nuovo stabilimento è pressoché ultimato ed in gennaio buona parte del macchinario sarà in azione, sotto capannoni di più che 20mila mq […], le officine, fornite di macchinario modernissimo e disposte e collegate razionalmente, ci permettono di produrre il materiale a buone condizioni, in concorrenza colle altre poche fabbriche italiane: possono dare 800 veicoli all’anno, offrendo lavoro a circa 600 operai”.

E’ l’incipit di un’epopea che di fatto dura ancora oggi in altre sedi. Qui ora pulsa il cuore della Brescia commerciale e dei servizi – sindacato compreso – del XXI secolo.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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