Lo spettacolo urbano della mongolfiera

Il territorio suburbano è costituito dalle secolari “Chiusure” del Comune di Brescia che gli austriaci, nel 1816, avevano sottratto al controllo della città; si tratta di piccoli nuclei abitati, cascine e fondi suddivisi in cinque comuni autonomi: S. Alessandro, S. Nazaro, Fiumicello-Urago, S. Bartolomeo e Mompiano. Porta Cremona costituiva il confine fra il centro città e l’autonomo comune di S. Alessandro.

La città alla fine del XIX secolo è del resto ancora in buona parte racchiusa entro le mura realizzate in epoca veneta. L’urbanistica conosce però significativi momenti di dinamismo. Ancor prima dell’unità nazionale si registrano alcuni provvedimenti di razionalizzazione basati sulla rettifica e sugli allargamenti di Corso del Teatro (oggi Corso Zanardelli) e l’attuale Corso Magenta (1852), l’apertura nelle stesse stagioni del primo tratto dell’odierna via S. Martino, il riassetto di alcune porte della città come San Nazaro (oggi Piazzale della Repubblica) e la nostra S. Alessandro (Piazzale Cremona).

la città alle spalle e la pianura all’orizzonte meridionale. Il Comune, ricco di corsi d’acqua, è riaggregato con gli altri al capoluogo nel 1880, dopo aver resistito per anni al ventilato accorpamento, nel timore di essere ridotti ancora a frazioni di una città di cui già nel passato si erano sentiti dipendenti per ogni esigenza.

Per questi “nuovi” cittadini vivere fra campagne e rogge in contesti caratterizzati da rade case scure guardate dal piccolo mulino, costituisce il segno della natura e della condizione che si affronta, nell’alternarsi studiato di solchi e cascine, ruote idrauliche e piccoli commerci. Essi ravvisano però nel Comune di Brescia, questo il timore, “la volontà di sacrificare all’industria e alle arti urbane gli interessi della proprietà fondiaria”, oltre che una sorta di disegno teso a mantenere in una condizione subalterna l’economia agricola ed a “far concorrere il contado a sostenere le sovraimposte occorrenti per quei servigi di cui la solo città ha il vantaggio e il reale godimento”.

L’aumento rapido della popolazione di questa zona urbana non è però dovuto tanto all’aumento del tasso di natalità tipico delle comunità contadine, quanto all’arrivo di immigrati che, provenienti soprattutto dalle valli, uomini che con il loro patrimonio di nozioni artigianali nella lavorazione del ferro, del legno, nella tessitura, scendono là dove la fabbrica esercita un non resistibile richiamo e offre un lavoro duraturo.

L’estensione territoriale della città si allarga di colpo, e la popolazione passa dalle 38.906 unità del censimento 1871 alle 60.630 dell’anno 1881, sino ai 65.217 abitanti militari compresi) registrati nel 1891, con un aumento quindi nel giro di un ventennio del 67% circa.

Porta Cremona diviene dunque ben presto crogiolo del moderno commercio e delle sfide impossibili con le mongolfiere, mentre lungo via Re Galantuomo – oggi via Vittorio Emanuele – sorgono le prime case operaie della città, sostituite oggi da un autosilo. Porta Cremona è così chiamata dal 1862 in sostituzione dell’antico Porta S. Alessandro, per poi divenire dal 1896 piazzale Cremona.

Nell’immagine si immortala l’ascensione in pallone areostatico effettuata nel marzo del 1897 dal capitano palazzolese Baronio. Ad assistere il pubblico delle grandi occasioni, assiepato in ogni dove pronto a seguire le evoluzioni del grande pallone. La prima ascesa bresciana risaliva al 1785: fra il marzo e l’aprile di quell’anno diverse furono le sperimentazioni, con principi di incendio e spaventi di dame e cavalieri, che portarono alla decisione dei rettori cittadini di proibirne la prosecuzione a salvaguardia della pubblica incolumità.

Sullo sfondo dell’immagine, dietro l’alta cortina degli spettatori, il porticato del mercato dei vini, realizzato su progetto dagli ingegneri Luigi Donegani ed Antonio Taeri – dell’Ufficio tecnico municipale – nel 1862.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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