Brescia la città delle fabbriche

L’immagine – datata 1905 circa – è sorprendente. Documenta una parte della città al tempo del tutto nuova e già, ai nostri occhi, completamente diversa, irriconoscibile. La velocità della trasformazione è stata rapidissima e più panorami si sono susseguiti, adagiandosi e adeguandosi all’esistente nel breve volgere di pochi decenni.

Siamo nella zona settentrionale di quello che oggi è denominato “Comparto Milano”: per meglio orizzontarsi basta individuare – se ci riuscite – quella che è oggi via Milano. Una quasi insignificante strada bianca che taglia orizzontalmente l’immagine nel mezzo, mettendo in fila alcuni caseggiati.

La strada più in basso, per intenderci è il prolungamento dell’attuale via Vantini, che portava al cimitero Vantiniano (i cipressi sono quelli della vecchia cinta) che ancora non è stato allargato a raggiungere via Milano (occuperà il vasto prato sulla sinistra). Proprio al fine della strada, appena fuori inquadratura in basso a sinistra, era posta l’entrata principale.

Il lungo ed obliquo caseggiato perpendicolare a via Milano è la sede produttiva della ditta Ceschina & Busi, così come l’edificio che segue, recante la bianca insegna aziendale. L’impresa nasce nell’anno 1863 soppiantando un vetusto maglio di proprietà di Ottavio Almici. La Ceschina & Busi giunge ad occupare oltre 200 addetti, legandosi alla produzione di macchine per lavorazioni alimentari, dotata di laboratori che si estendono sino a circa 7.000 mq, alimentata dalla forza motrice della grande ruota idraulica mossa dalle acque del Fiume Grande.

Su questo sito verrà via via ingrandendosi l’azienda Ing. Conti & C. (poi trasferitasi sul sito che diverrà OM). Interessata da un vasto incendio la zona resterà per qualche tempo dimessa, quindi in parte occupata dalla vicina Siderurgica Togni e, soprattutto questa diverrà poi la sede della Rimessa Tram dell’Azienda Municipalizzata a partire dal 1908, che resterà in funzione, più volte ampliata, sino al 1965, quando aprirà la nuova sede di via San Donino (oggi il sito è in parte sede del Comando dei Vigili Urbani cittadini).

Spostando lo sguardo verso destra, attraversiamo un campo sul quale si allineano i panni stesi ad asciugare da alcune lavanderie industriali. A lato la lunga, doppia teoria di paracarri e stalli del mercato del bestiame di Campo Fiera, prima della costruzione dell’omonimo quartiere. Il mercato si tiene in questa zona sin dall’anno 1617 e vi rimarrà sino al 1908 circa.

Subito oltre via Milano la bassa ciminiera è quella della fabbrica di ventagli di Luigi Mazzoldi, posta in fianco al deposito vetture della ditta di messaggerie e trasporti omonima. Fondata nel 1880 ed occupante inizialmente 18 operai, l’azienda Mazzoldi conosce immediatamente anni di intensa attività, arrivando ad occupare oltre 250 operai in pochi mesi, dopo aver superato anch’essa un doloroso incendio scoppiato nell’anno 1892.

Più a nord si evidenzia il vasto quadrilatero dalle basse muraglie della caserma “Nicolo Tartaglia” (poi ristrutturata ed intitolata alla medaglia d’oro al V.M. sottotenente Flavio Ottaviani). Edificata nel 1892 per ospitare i reparti di artiglieria, la caserma era costituita in realtà da ben 16 blocchi edilizi, portati a 22 negli anni Cinquanta del Novecento.
Quasi ai piedi della collina, nello schiacciamento fotografico, le due ciminiere appartenente alla centrale a vapore della Società elettrica bresciana di via Milazzo, terminate da pochi mesi.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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