Dove bere un caffè?

L’immagine riprende l’ingresso del Bar Vittoria, con vistose pubblicità di imprese bresciane. Corso Zanardelli è il cuore pulsante della vita cittadina, dove non mancano ritrovi, cinema e caffè. Per restare sullo stesso corso, si segnalano, oltre all’esclusivo caffè interno all’Albergo Hotel d’Italie, il bel palazzo Guillaime così trasformato nel 1852 dall’ing. Leone Corbolani, il caffè Centrale (sino al 1911, poi sostituito dal cinema Centrale), il Caffè Roma, erede del Caffè Grande, chiuso nell’anno 1949 e il caffè Maffio, fra l’altro culla del primo fascismo cittadino.

Impossibile, naturalmente, è anche il solo provare a tracciare le mappe storiche in grado di rammemorare la lunga storia dei bar e dei ritrovi pubblici della città. Una dinamica sempre diversa, aperture e chiusure che ogni anno hanno modificato il panorama delle abitudini urbane. Ma certamente ogni zona della città aveva il proprio punto di riferimento. Nel 1929, sotto la dizione di “Caffè, bottiglierie e bar” sono aperti in città ben 224 esercizi pubblici, cui si debbono aggiungere altre 195 osterie. Le difficoltà decretate dal dopo crisi e dalle sanzioni fanno diminuire i bar cittadini, nell’anno 1935, a 180 circa, mentre è il boom delle osterie senza pretesa e dei licinsì, che quell’anno nella sola città sfiorano le 300 “frasche”.

In Piazzale Arnaldo (così chiamato dal 1897), all’incrocio con via Trieste, era aperta la vecchia trattoria “Al pavone” demolita nell’anno 1964. In centro era noto il “Caffè della Rossa” aperto in Corso Palestro e chiuso nell’anno 1928. In Corso Umberto I, attuale via Gramsci, era aperto il Caffè del rinomato “Albergo Brescia”, gestito per decenni da Ferruccio Bassanetti ma già aperto nel 1818 col nome di “Albergo Cappello”.

Fra le case site a nord di palazzo Loggia in largo Formentone (oggi piazza Rovetta), demolite nell’anno 1939 per lasciar posto ad un nuovo fabbricato per uffici pubblici, era aperto il noto Caffè Cogome, che prese il nome dal vicolo racchiuso fra questo edificio e la stessa Loggia, nei locali che in precedenza avevano ospitato il negozio della salumeria Simonini. Punto di ritrovo è anche il caffè dell’Hotel Gallo di via Paganora: aperto nell’anno 1838 era sede di partenza delle diligenze a cavallo per la provincia; le stalle vennero sostituite dall’ “Auto-Garage”, ospitando numerosi equipaggi per le prime corse automobilistiche cittadine, mentre nel 1904 vi fu ospite Giacomo Puccini nell’occasione della prima di madame Butterfly.

Presso la stazione ferroviaria vi era sempre il tempo di prendere un caffè o un cordiale al “Gran Buffet Stazione”, affidato nella gestione ad un giovane intraprendente che conosce le lingue straniere ed è gerente anche del “Gran Caffè Broletto” in piazza Duomo.
Lungo via S. Gaetanino, oltre la Pusterla, alla fine dell’Ottocento era aperto un “Casinetto Svizzero”, dal primo decennio del Novecento divenuto “Caffè Ristorante Vittoria”, (sul retro di un biglietto pubblicitario si legge pure “Gran salone per banchetti e servizio sposalizi”), con le distinguibili architetture alpine. All’insegna del piccolo è bello si rivela anche lo chalet costruito all’ingresso del Castello sul colle Cidneo: stile svizzero, diviene simbolo di qualunque chiosco per la vendita di bibite. Rispetto ad altri “trani” la differenza è squisitamente costruttiva: lo chalet è fatto di legno, anche se le sue dimensioni raggiungono quelle di un villino, e si notano le decorazioni traforate agli spioventi.

Una tipologia simile a quella esistente all’inizio del mercato del bestiame, in quello che, alla sua distruzione nel 1907, diverrà il nuovo quartiere di Campo Fiera. Nel quartiere la Cooperativa dei Tramvieri di via Vantini è un frequentato circolo di ritrovo con annessi campi di bocce e trattoria. Il ritrovo viene occupato e seriamente danneggiato nel 1922 da squadre fasciste, vicenda che rappresenta un’altra tappa della fisica distruzione di quanto poteva rappresentare il legame con un passato “diverso”. Il ritrovo diverrà quindi Circolo fascista Lunardini.

Nel secondo dopoguerra le rilevazioni statistiche assommano in un’unica voce “bar, caffè, gelaterie, birrerie, bottiglierie, fiaschetterie, spacci di bevande alcoliche”, che nel solo capoluogo sono però – correva l’anno 1957 – ben 551, scese sotto le 500 unità nel 1961 ma, complice l’avvio del prodigioso boom economico, tornare ad essere 522 nell’anno 1964.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

Lascia un commento