Una nuova caserma per la città

Il cantiere è in via Milano: si sta costruendo, siamo nella seconda metà degli anni Trenta del Novecento, la nuova caserma destinata ad ospitare reparti della Guardia Nazionale Repubblicana, l’esercito della dittatura fascista.

L’immobile, oggi occupato dalla Guardia di Finanza va ad occupare uno scampolo ancora verde di città, un luogo in realtà denso di storia, sedimentatasi tumultuosamente nel corso del Novecento. Così, la fotografia ferma, di fatto, una delle fasi di trasformazione, una sorta di documento delle microstorie di poche centinaia di metri quadrati “utilizzate” in diverso modo dai bresciani.

Proprio qui, infatti, si era tenuto il tradizionale mercato del bestiame che attirava migliaia di cittadini, allevatori e sensali, ognuno pronto a fare i propri lucrosi affari.

Il diario dell’ultimo custode del mercato bestiami, Nicolò Tartaglia è, da questo punto di vista, illuminante di una idea di questa parte della città: siamo ai primi del Novecento, fra le grandi industrie e con il brulicare del traffico da e per il vecchio centro storico, ma la descrizione è uguale alle elencazioni particellari di una campagna settecentesca: “Il Campo era così composto: da nord -via Milano- verso sud un piano rettangolare un pò inclinato, smussato ad angolo sud-ovest occupato dal canile e dalla sardigna ove venivano bruciati cani randagi e animali infetti. A est il fiume Garzetta, a nord via Milano, a ovest i magazzini Comunali e abitazione dei custodi con rispettive famiglie, Ufficio del Veterinario con stallo e rispettiva monta. In mezzo Campo Fiera era così composto: in due rettangoli con piazze verdi, diviso in mezzo da due file di platani con cinque metri di distanza che segnavano la strada centrale e altre due file di platani perimetrali che formavano due rettangoli simmetrici”.

A circondare lo scampolo verde ove sorgerà la caserma, nascono nel 1907 le prime case del quartiere Campo Fiera. E’ una delle aree di espansione di una città alle prese con la rivoluzione industriale ed un boom demografico allora senza precedenti: lungo l’asse di via Milano era già sorto il nuovo e monumentale Cimitero Vantiniano, la Congrega di Carità Apostolica stava costruendo anch’essa centinaia di alloggi popolari, mentre sempre qui grandi opifici metallurgici e meccanici stavano facendo di Brescia una città industriale. La scelta di quest’area non é casuale.

La politica edilizia comunale di quegli anni d’inizio secolo tendeva innanzi tutto a liberare il centro storico per procedere ad un suo graduale risanamento, mentre le ristrettezze di bilancio obbligavano ad approfittare dei terreni già disponibili, senza procedere a dispendiosi acquisti. Inoltre, come ricorda una delibera consigliare del novembre 1905, la zona sembrava ottimale, poichè composta da aree che “appaiono indicate quali località eccellenti, anche per la vicinanza ad industrie in esercizio”.

Intorno a quest’area tutto è circondato da ciminiere e altiforni della Ceschina & Busi, della metallurgica Bresciana Tempini, delle Officine Togni, di fronte sta terminando la propria attività la fabbrica di carrozze Mazzoldi. Nelle case giungono i rumori di migliaia di pulegge, torni e frese, i ritmi quotidiani degli abitanti sono scanditi dalle sirene che segnalano avvio e termine dei turni di lavoro. Il quartiere cresce in fretta, per lotti successivi ma dalla tipologia omogenea: nel novembre del 1907 sono assegnati i primi 40 alloggi; nell’anno 1910 sono già abitati 175 appartamenti ed al termine del primo conflitto mondiale le statistiche comunali segnalano per Campo Fiera la presenza di 184 famiglie per complessivi 974 residenti, con una media di quasi 2 persone per vano abitabile.

L’area verde, però, sopravvive ancora, accogliendo le estati vocianti di torme di ragazzini. Nel 1921 si dà inizio nel quartiere ai lavori per la costruzione di altri due fabbricati, con caratteristiche architettoniche più ricercate, da destinare ai quadri impiegatizi comunali. I due edifici – uno all’incrocio con via Carlo Donegani, l’altro con via Martino Franchi – vanno ad occupare parte di quell’unico ampio spazio verde che collegava Campo Fiera alla trafficata via Milano, restringendo ancora di più la fruibilità del giardino e della fontana circondata dalle panchine.

Questo spazio ridotto resta comunque a delimitare i giochi dei ragazzi, con la vasca della fontana per rinfrescare i cocomeri e parte del prato ad accogliere i giochi con le biglie e con i percorsi della fantasia. D’estate i fratelli Parigi gestiscono una “melunera”, dove è possibile, sino alla fine degli anni Trenta, comprare una fetta d’anguria e perdersi in chiacchiere, come ha raccontato Renzo Bresciani nel suo romanzo “Chiari di luna”.

Poi i tempi cambiano, i cantieri della caserma occupano buona parte del prato verde. Resta, ancora oggi, un piccolo scampo laterale, alle spalle del monumento eretto negli anni Sessanta in onore del medico del quartiere, il dottor Gerolamo Tonini.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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