Breve storia dei parcheggi cittadini

L’immagine della Fondazione Negri consente una minima riflessione circa l’utilizzo degli spazi e delle piazze cittadine per il parcheggio della propria autovettura. La fotografia, scattata nel 1935 circa, riprende una fila di vetture in sosta nella centrale Piazza della Vittoria (anche in doppia fila): sono il segno della modernità degli uomini d’affari, che ben si adatta innanzi alla schiera dei nuovi palazzi dell’agorà finanziario cittadino.

Il primo parcheggio specializzato si vide nel 1906 a Parigi; non era grandissimo ma di costruzione moderna, con struttura in cemento armato e servito da elevatori elettrici. Dopo la prima guerra mondiale i canoni progettuali si perfezionarono verso soluzioni che sostanzialmente non sarebbero differite molto da quelle attuali: per esempio, il grande parcheggio per centinaia di automobili che aprì a Chicago nel 1918 era caratterizzato da un modernissimo impianto antincendio con dispositivi automatici di chiusura a compartimenti, nel caso di fumo o incendio.

L’Italia, anche se lo sviluppo della motorizzazione vi fu più lento, non restò – comunque – del tutto alla finestra, tanto che nel 1929 venne realizzata nel quartiere Parioli a Roma la cosiddetta “Casa dell’automobile”, grande garage da 900 posti-auto disseminati su dieci piani fuori terra serviti da rampe elicoidali.

A Brescia di un piano parcheggi si inizia a parlare nel 1968 grazie ad una variante al Prg vigente, in grado di sviluppare nuove infrastrutture legate ai flussi veicolari. In quest’ultimo caso si prevede la necessità di eliminare gli incroci a raso fra la nascente tangenziale ovest e la viabilità urbana, di segnalare nella programmazione la nuova autostrada Brescia-Cremona-Piacenza. Accanto a queste opere poi realizzate, rimane nel libro dei sogni la volontà di costruire un sottopasso stradale per consentire al traffico di via Turati di evitare i rallentamenti imposti dai semafori e scorrere velocemente verso via Lechi e piazzale Canton Mombello, e la costruzione entro il perimetro del ring di un parcheggio interrato da almeno 400 posti auto.

Entra comunque in vigore una sorta di Piano Soste: viene stimata una domanda massima – fra le 11 e le 11,30 del mattino – di circa 6.600 posti auto. Col Piano il centro poteva passare da 5.800 posti macchina a circa 6.400 (per lo più in zone intermedie), ma la limitazione oraria del parcheggio è in grado di garantire una certa elasticità nonostante l’insufficienza rispetto alla domanda stimata. Restano adibite a parcheggio Piazza Vittoria (120 posti auto), piazza Loggia (120 posti) e piazza Duomo (100 posti).

Quando nell’anno 1969 si cerca di arginare la sosta selvaggia nelle piazze del centro, istituendo le “zone verdi”, con alcune fasce orarie a sosta vietata, inevitabilmente, parte della città insorge. Vi è chi chiede di vietare il parcheggio in tutto il centro, mentre il sindaco Boni rammenta come “creare tutta una zona verde noi sappiamo quali difficoltà e quale vespaio suscita. Noi siamo ancora alle prese con i commercianti di Corsetto Sant’Agata, di via Mameli, che dicono che i loro affari sono ridotti del 30%, del 40% appunto, perché si è tolta la circolazione dell’autoveicolo privato”.

Un piano avviato immediatamente in alcune sue parti, l’adozione di una filosofia che così l’assessore Luigi Bazoli riassumeva dagli scranni del Consiglio comunale alla fine del 1969:“una strategia imperniata sulla creazione di parcheggi, di serbatoi, per il parcheggio pubblico, sul margine, sull’anello che circonda il centro antico, in modo da creare cioè le premesse per dei provvedimenti successivi di più rigorosa eliminazione del traffico all’interno del centro storico. Così l’autorizzazione all’autosilo di via Vittorio Emanuele, i /futuri parcheggi/ di piazzale Arnaldo, nella zona di piazzale Garibaldi e nella zona di piazzale C. Battisti, in modo che dalle quattro direzioni in ingresso alla città vecchia ci possano essere queste zone di parcheggio”.

Nel 1971, l’Autosilo di via Vittorio Emanuele viene aperto con la gestione congiunta di Asm e Aci-Brescia. Nell’ottobre dello stesso anno il Comune introduce la rimozione forzata per i veicoli in sosta abusiva (650 interventi nei soli primi quattro mesi), iniziando contestualmente la chiusura alle automobili di parte del centro storico, che nel 1974 sfocia nella pedonalizzazione delle tre piazze centrali, con l’espulsione delle vetture che le avevano di fatto trasformate in grandi parcheggi.

A Brescia, fra il 1974 ed il 1976 si installano frattanto centinaia di parchimetri, per regolare la sosta di circa 950 posti auto, in una gara con il moltiplicarsi delle immatricolazioni (e con la inesauribile fame di parcheggi) largamente persa.

Questa fotografia e le altre pubblicate su "bresciastorica.it" sono presenti nel libro fotografico "Brescia Antica" edito dalla Fondazione Negri.

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